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Pagine web per un Movimento di Liberazione del Pensiero

RIVOLUZIONE LOGICA

silvia

Silvia Montefoschi

Andrea Morelli: “Quindi, se ho ben compreso, tu accetti il processo?”

Silvia Montefoschi:    “Io non accetto il processo: io sono il processo.”

(“Dialogando con Silvia Montefoschi” )

Nota: per una maggiore intelligibilità del dialogo citato, tratto dall’archivio audio di Andrea Morelli “Dialogando con Silvia Montefoschi”, chiariamo che con il termine abbreviato di “processo” i due dialoganti si riferiscono al “processo individuativo-evolutivo universale” che poi altro non è che quel concetto elaborato per la prima volta dallo psicoanalista  C. G. Jung di “processo di individuazione” e esteso da Silvia Montefoschi all’universo intero come fosse un solo individuo e inteso come l’unico e vero “paziente” del metodo psicoanalitico. Universo che quale “intero” sottomettendosi nella sua forma umana ad un tale metodo realizza quello che la psicoanalista quale ultima staffetta della storia della psicoanalisi riteorizzò nella forma di un “processo di individuazione universale”.

PERCHE’ QUESTO SITO WEB?  Le pagine contenute in questo sito web, similmente ad ogni psicoanalisi condotta seriamente, mirano a liberare la strada da ogni resistenza al procedere autonomo e automatica della Rivoluzione Logica. Rivoluzione non solo già in marcia ma già in qualche modo compiuta con la nascita del “prototipo”. Evento questo che ha rappresentato il capolinea della centenaria storia della psicoanalisi. Evento questo della nascita del “prototipo” che giustifica anche perchè descriviamo lo scenario storico attuale già come uno scenario nemmeno apocalittico ma già  pienamente post-apocalittico. Esplicitiamo un tale concetto per maggiore chiarezza dicendo anche che l’apocalisse per noi è già un evento del passato.

Il motore di questa ultima rivoluzione è  presente in natura è cioè  quindi presente a livello strutturale e non semplicemente a livello sovrastrutturale come una nuova concezione di un gruppo di intellettuali, essendo la Rivoluzione Logica una vera e propria Rivoluzione Antropologica che investe questioni di ontologia e teologia. Per questo diciamo anche che Silvia Montefoschi proprio come Sigmund Freud che non ha inventato la psicoanalisi, come invece spesso si crede, ma ha scoperto la psicoanalisi che è sempre stata presente in natura nella forma di un “tabù universale dell’incesto simbolico”, ugualmente Silvia Montefoschi non ha inventato la Rivoluzione Logica ma è più corretto dire, anche nel suo caso, che ha scoperto, ha decifrato cioè nella storia dell’universo una Rivoluzione Logica già in marcia come progetto dell’inconscio universale fin dall’evento della prima frammentazione dell’Essere Uno che gli astrofici designano a livello del fenomenico, che è l’unico da loro visibile non riconoscendo la realtà reale e concreta del noumenico, come “evento Big Bang” che ha avuto luogo stando alle datazioni più aggiornate 13,7 miliardi di anni fa.

Queste pagine pertanto si muovono nella direzione di favorire un tale antico progetto dell’inconscio universale che si dispiega sia a livello collettivo che personale e sia a livello del noumenico che del fenomenico che sono i due livelli di quella rilettura della concezione evoluzionistica della natura e della forme viventi che orami va sotto il nome di “evoluzionismo parallelo”. In questa direzione vanno gli articoli presenti in quetsso sito web e perseguono fedelmente questa direzione ossia questo “senso” senza rimuovere nella maniera più assoluta considerando un tale nuovo evento esso stesso parte integrante della teoria rivoluzionaria, la già avvenuta nascita del “prototipo” quale già compiuta “ultima mutazione” e anzi rimanendovi radicalmente fedeli. Queste pagine web pertanto trattano:

  1. Della nuova corrente di pensiero (ancora psicoanalitica oppure filosofica? teologica? ontologica?) denominata “Pensiero Uno” la cui essenza oltre che vero novum storico consiste nella Nuova Logica Unitaria.
  2. Dei lavori psicoanalitici-filosofici di Silvia Montefoschi che di questo pensiero costituiscono le fondamenta epistemologiche.
  3. Di tutti coloro, pazienti, allievi, psicoanalisti, incluso le figure storiche della psicoanalisi, della filosofia e del pensiero religioso che hanno lavorato nel tempo a elaborare il “Pensiero Uno” e che continuano ad incarnarlo consapevolmente “nel quì ed ora” non come una astrattezza di semplici intenti auspicabili ma come una realtà concreta e vivente in infinito divenire.
  4. Dei documenti attualmente presenti in rete prodotti da questo movimento reale che esprime sia pure a vari livelli di stabilità questa consapevolezza che chiamiamo “LOGICA UNITARIA” e a cui rimandiamo con appositi link.

IL FENOMENO DELLA COSCIENZA E LA STORIA DELL’EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA: Il lavoro di ricercatore tutt’uno con quello di trasformatore dell’esistente, di Silvia Montefoschi medico-psicoanalista concerne il fenomeno della coscienza, della sua storia evolutiva, del significato di questa storia e del suo possibile avvenire oltre la coscienza stessa. Psicoanalista di formazione junghiana tra i principali protagonisti della storia della psicoanalisi in Italia è il massimo esponente a livello mondiale del “Pensiero Uno oltre la psicoanalisi” corrente, ontologica più che filosofica, contemporanea, sorta non in contrapposizione con la psicoanalisi, questo va detto chiaramente ma semmai in continuità con la stessa psicoanalisi e tuttavia anche oltre la psicoanalisi.

Biografia

Silvia Montefoschi, soprannominata dall’inconscio stesso nel suo linguaggio onirico che è proprio dei sogni, come “la figlia di Hegel” (vedi il sogno della figlia di Hegel) è nata a Roma il 12 giugno 1926.

“La storia della vita di Silvia Montefoschi è […] tutt’uno con quanto ella ha scritto, come sotto dettatura, dell’evolversi del pensiero uno che in lei si è fatto manifesto”

(S. Montefoschi, B. Pietrini, F. Raggi “Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi”, 2010, pag. 13)

1. Silvia Montefoschi biologa: il processo evolutivo universale

Biologa di formazione, si è laureata in biologia all’Università di Roma e ha proseguito questi suoi studi sempre in biologia grazie ad una borsa di studio come ricercatrice alla Stazione Zoologica di Napoli.

Silvia Montefoschi ancora studentessa in biologia

Grazie a questa borsa di studio si trovava a condurre delle ricerche biologiche all’università di Napoli con il professor Montalenti eminente scienziato evoluzionista.

Qui a seguire alcuni articoli scientifici esemplificativi della tipologia di ricerche che furono svolte negli anni 1950 da Silvia Montefoschi nel campo della biologia, quindi alcuni anni prima dell’incontro con la psicoanalisi.

metabolismo

Come sappiamo per sua stessa ammissione in “Il Vivente” del 1988, sorta di autobiografia paragonabile per lo stile a “Sogni, ricordi e riflessioni” di Carl Gustav Jung, la nostra autrice che poi lascerà la ricerca biologica per la ricerca psicoanalitica, in quel tempo si era rivolta al sapere biologico paradossalmente perché delusa dalla filosofia nella sua ricerca di un trascendente l’insensatezza della frammentarietà dei particolari e della vita meramente materiale. Si decise così infine di rivolgersi allo studio delle scienze naturali  addirittura con il proposito che se anche la biologia l’avesse delusa si sarebbe suicidata ma invece proprio questi studi prima e poi anche l’attività di ricerca sempre nelle discipline biologiche gli permisero invece di riprendere quel filo interrotto ma già presente nell’infanzia e nell’adolescenza allorchè una presenza di senso si fece presente alla sua presenza. Presenza che ella in seguito ritenne di non rinvenire più negli studi filosofici successivi nè negli autori teologici che hanno contrassegnato la storia del pensiero filosofico. Non che in questa storia non fosse anche presente un qualche Dio ma il Dio dei filosofi non era quello che lei aveva conosciuto direttamente e non per interposta persona o per lo meno ella non lo riconobbe in nessuno degli autori che hanno tracciato la storia della filosofia

Quale fu quel senso quindi che Montefoschi ritrovò invece negli studi biologici e nella seguente ricerca sempre nell’ambito della biologia?

Fu la visione dell’evoluzione che rimetteva in ordine tutto il caos in cui ai suoi occhi l’universo come molteplicità frammentata di tanti particolari appariva. L’evoluzione quale processo che si era dato in natura e che continuava a darsi coinvolgendo la stessa forma umana era proprio quel ritornare di un senso dell’essere come ordinamento unitario.

Dalla biologia all’epistemologia

Accadde però, forse per via proprio di quel Principio di Sincronicità sempre al lavoro nelle nostre vite personali come nella vita dell’intero universo, che dopo essersi imbattuta nelle opere sia di Freud che di Jung decise infine di rivolgersi a Ernest Bernhard per meglio fare suo questo nuovo metodo di indagine del mondo interiore, poichè aveva intuito invece che era proprio quella della psicoanalisi l’unica via di conoscenza che avrebbe avuto un avvenire scientifico: già infatti proprio praticando la stessa ricerca biologica aveva colto l’ingenuità epistemologica del vecchio metodo scientifico.

Del resto già Freud a suo tempo disse che in futuro si capirà sempre più come è riduttivo intendere il metodo psicoanalitico come una nuova tecnica psicoterapeutica. Già quindi per Freud stesso senza bisogno di ricorrere all’eretico  Jung per sostenere una simile tesi, la psicoanalisi solo come effetti secondari era anche una psicoterapia ma principalmente era invece una nuova metodologia conoscitiva, una via verso la conoscenza.

E’ così che prende avvio una consapevolezza nuova nata dalla psicoanalisi ma oltre la psicoanalisi: il “Pensiero Uno”.

2. La psicologia del processo di individuazione o psicoanalisi

«Il senso dell’incontro tra Bernhard e me […] mi fu chiaro alla fine del nostro comune percorso come quello della staffetta dove il penultimo corridore consegna il testimone a chi deve portarlo alla meta»

(Silvia Montefoschi, “Il vivente”, 1988)

Dopo l’ulteriore sviluppo delle primitive e pulsionali teorizzazioni psicoanalitiche freudiane in un senso più relazionale da parte di Carl Gustav Jung – psichiatra e direttore del manicomio di Zurigo, dato da tutti come il delfino e successore di Freud per la sua vicinanza al padre della psicoanalisi e l’alta considerazione di cui lo psicoanalista “cristiano” godeva a Vienna – un allievo di Jung, il dottor Ernst Bernhard che invece era di origini ebraiche come lo stesso Sigmund Freud, da Berlino sua città natale dove si era specializzato in pediatria giunge a Roma per consegnare il testimone della staffetta psicoanalitica ad una studentessa in biologia e genetica la quale fino a qualche anno prima perseguiva solo la via della religione a partire da una esperienza mistica avuta nel corso dell’adolescenza e nella quale Giovanni Evangelista vi aveva svolto un ruolo fondamentale.

Già allora interessata soprattutto alle tematiche epistemologiche si riconobbe nel modo di procedere, rispetto proprio al problema del vero metodo scientifico, in quella nuova disciplina che almeno in Italia non era ancora molto conosciuta: la psicoanalisi.

Ciò che mise in moto questa sequenza di eventi sincronistici nella storia personale di Silvia Montefoschi e sembrò favorire questo suo nuovo interesse e quel disegno che poi si realizzò, fu che un suo compagno di studi alla Stazione Zoologica di Napoli era il figlio di Ernst Bernhard noto per essere considerato l’iniziatore in Italia dell’orientamento junghiano in psicoanalisi.

Non passò molto che Silvia Montefoschi abbandonò il suo avvenire di biologa  e inizia così un nuovo percorso di formazione come psicoanalista, la cosiddetta “analisi didattica”, con il dottor Ernst Bernhard (Berlino 1896 – Roma 1965), medico psicoanalista che  a sua volta era stato allievo sia del dottor Sigmund Freud  prima e poi del dottor Carl Gustav Jung.

Parallelamente alla sua formazione in psicoanalisi prese una  seconda laurea questa volta in medicina non motivata da altro se non perchè in quei primi tempi l’esercizio della professione dello psicoanalista era riservata ai soli medici e infatti in una intervista che verteva sul suo percorso di studi sottolineò come comunque gli studi fatti per ottenere questa seconda laurea non furono così decisivi per la sua formazione come invece lo furono  gli studi biologi precedenti che la aprirono alla visione evoluzionistica dell’essere tutto.

Riorientata così la sua esistenza da un avvenire da biologa a quello di medico-psicoanalista iniziò così ad esercitare ella stessa il metodo psicoanalitico in prima persona con pazienti, allievi ma anche con altri psicoanalisti come analista didatta ella stessa.

Dal processo di individuazione al processo di individuazione universale

Bernhard che si professava prosecutore in Italia dell’orientamento psicoanalitico junghiano preferiva la dicitura “psicologia del processo d’individuazione” a quella scelta da Jung di “psicologia analitica”. Come sappiamo dalla storia del movimento psicoanalitico Jung fu costretto dallo stesso Freud ad abbandonare il termine “psicoanalisi” che Freud volle conservare solo per il suo indirizzo psicoanalitico ma la psicoanalisi in versione junghiana altro poi non era che una psicoanalisi che univa ad una psico-analisi anche una psico-sintesi e a queste, come vedremo in seguito, Silvia Montefoschi aggiunse, nei suoi scritti più maturi, una vera e propria “consumazione” della stessa “psiche” nella direzione della conquista del “pensiero puro” quale emancipazione del “pensiero stesso che era in principio” dalla “zavorra storica” accumulata lungo il suo percorso evolutivo attraverso i tre regni della materia: minerale, vegetale, animale includendo in quest’ultimo regno anche la stessa noosfera oltre la biosfera propriamente detta in quanto sfera dei pensati ossia pensiero statico e non ancora pura dinamica. In questo senso è la noosfera pertanto ossia la “riproduzione coscienziale”  e non certamente la “riproduzione sessuale” è la vera caratteristica unica dell’animale-umano.

Già membro dell’Associazione di Psicologia Analitica Internazionale il proseguio di questo suo percorso di psicoanalista la vedrà in seguito anche essere tra i fondatori dell’AIPA (Associazione italiana Psicologia Analitica) lavorando sin dagli esordi per una unitaria ricomposizione dialettica delle principali correnti della psicologia del profondo: freudiana, adleriana, junghiana.

Nel 1956 lascia la sua città natale Roma insieme alla figlia anche lei di nome Silvia e al suo compagno Fabio Minozzi anch’egli psicoanalista e allievo di Bernhard per stabilirsi a Milano che divenne da quel momento la sua città di adozione. Qui a Milano  infatti svolse praticamente tutta la sua attività professionale di psicoanalista escludendo il periodo genovese del “Laboratorio di Ricerche Evolutive ‘Silvia Montefoschi’” (1986-1989).

Questo spostamento di residenza fu incoraggiato anche dallo stesso Ernst Bernhard  che pertanto considerava la Montefoschi, in quei primi inizi dell’orientamento junghiano in psicoanalisi, come la referente per il Nord-Italia per la formazione dei nuovi psicoanalisti.

A Milano entrò a far parte del “Gruppo Milanese per lo Sviluppo della Psicoterapia – Centro Studi di Psicologia Clinica” che annoverava tra i suoi membri psicologi, psicoterapeuti e psicoanalisti di varia estrazione.  E’ in questo periodo che comincia a pubblicare alcuni suoi articoli su varie riviste tra le quali anche “Psicoterapia e scienze umane” emanazione proprio di questo “Centro Studi” colloquialmente soprannominato anche “gruppo di sant’Ambrogio” perchè aveva la sua sede “storica” in Piazza S. Ambrogio a Milano.

Riportiamo qui alcune testimonianze giusto per tentare di  dare un’idea al lettore dell’ambiente in cui si svolse questo primo periodo milanese di Silvia Montefoschi. L’autore non tratta se non di sfuggita di Silvia Montefoschi ma comunque a mio parere riesce a comunicare bene l’atmosfera del tempo e del luogo:

“Frequentavo anche il Centro di Piazza Sant’Ambrogio, dove Pierfrancesco Galli portava avanti il suo discorso antiaccademico di rottura con il monopolio della cultura analitica delle società di psicoanalisi. Era un ambiente ricco e stimolante, frequentato da giovani psichiatri e psicoterapeuti che il giovedì confluivano al Centro da tutto il Nord Italia per lavorare con Silvia Montefoschi, Enzo Codignola, Emanuele Gualandri, Giambattista Muraro, Giampaolo Lai, Berta Neumann, per fare l’analisi di gruppo con Enzo Morrone, seguire i seminari di Gaetano Benedetti e Joannes Cremerius.”

(Brano tratto da “Storia della rivista ‘Fogli di informazioni’ di P. Tranchina e M. P. Teodori)

L’esplicitazione del “tabù universale dell’incesto simbolico” quale fondamento epistemologico del metodo psicoanalitico

Alcuni dei primi articoli di Silvia Montefoschi di argomento psicoanalitico furono  pubblicati proprio a seguito di queste sue esperienze di relatrice a convegni, corsi di aggiornamento oppure di  formazione promossi da questo gruppo eterogeneo di professionisti della salute mentale ed è in questo contesto che nacquero, ma è solo nel 1977, ossia dopo   che pubblica il suo primo libro “L’uno e l’altro – Interdipendenza e intersoggettività nel rapporto psicoanalitico”  dove espone in maniera rigorosa le sue riflessioni maturate nel corso di più di venti anni di esercizio del metodo psicoanalitico proprio sulla teoria epistemologica che sottende l’operato dell’analista nel corso di una psicoanalisi. Occore dire anche che queto libro nasce dopo che nei primi anni settanta in coerenza con la nuova visione della figura dello psicoanalista che in lei era maturata e precisata  prese la decisione di uscire, sia dall’Associazione Italiana  di Psicologia Analitica  sia dall‘Associazione Internazionale di Psicologia Analitica, per il rifiuto di quella che riteneva l’inevitabile identificazione dogmatica del pensiero nell’appartenenza ad una “scuola”.

3. Freud, Jung e Silvia Montefoschi: inconscio personale, collettivo e universale

“Silvia Montefoschi ha scritto molto perché ogni suo testo è il frutto della riflessione svolta con “l’altro del discorso” (come chiamava i suoi interlocutori) a testimonianza della continua evoluzione del pensiero. ”  (Brano tratto dalla voce “Silvia Montefoschi” in “Enciclopedia delle donne”)

La sottolineatura del principio di individuazione nell’insegnamento della corrente junghiana italiana

Il medico pediatra berlinese Ernst Bernhard (1896-1965) collaboratore di Jung ma emigrato in seguito in Italia e pertanto considerato il padre della psicoanalisi di orientamento junghiano nel nostro Paese, diversamente da altri discepoli di Jung sottolineò con particolare enfasi, anche nel suo insegnamento ai suoi nuovi allievi psicoanalisti italiani, il concetto junghiano di individuazione e come lo psicoanalista in quanto psicoterapeuta deve sempre essere un alleato costante ed intransigente delle istanze individuative del paziente anteponendole sempre a quelle della coscienza collettiva.
Questo insegnamento fu fatto proprio dai più eminenti psicoanalisti italiani di orientamento junghiano tra i quali la stessa Silvia Montefoschi che andando oltre le polemiche interne alle varie scuole di psicoanalisi parlarono di “psicoanalisi unificata”. Silvia Montefoschi fin dai primi anni sessanta lavorò in concreto a questa unificazione teorica dei tre indirizzi fondamentali della psicologia del profondo, freudiana, junghiana e adleriana, in una prospettiva coerente al metodo di pensiero dialettico che gli è sempre stato proprio.
Del resto lo stesso Jung, diversamento da quanto poi è stato veicolato dalla vulgata del suo pensiero sempre incline alle facili contrapposizioni polemiche, non ha mai negato la veridicità sia del “principio di eros” freudiano sia del “principio della volontà di potenza” adleriano ma soleva dire piuttosto che erano veri entrambi e tuttavia ciò che egli sottolineava con il suo proprio principio individuativo era che cosa, sia eros che la volontà di potenza, erano divenuti nella storia psicologica evolutiva del singolo individuo e del collettivo

La ricerca sui fondamenti epistemologici della psicoanalisi

A partire da “L’uno e l’altro – Interdipenza e intersoggettività nella relazione psicoanalitica” del 1977 fino a “L’ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno – Escursione nella filosofia del XX secolo” del 2006,  i suoi scritti vertono principalmente sull’esplicitazione dei fondamenti epistemologici della prassi psicoanalitica evidenziando in maniera quanto mai radicale il significato storico evolutivo dell’impresa psicoanalitica che si fonda proprio sulla scoperta della legge del tabù dell’incesto quale legge universale e sul significato che questa scoperta ha rappresentato per un’accelerazione del processo evolutivo nella direzione della nascita di una nuova umanità quale “avvento del regno specificamente umano”.

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Il gruppo dei medici-pionieri della psicoanalisi al Congresso Internazionale del 1911. Al centro il dottor Sigmund Freud e il dottor Carl Gustav Jung.

Silvia Montefoschi da biologa a continuatrice di Freud e Jung qui ritratta mentre al termine di una conferenza tenuta presso la sede dei Gruppi Evolutivi Autocentrati si intrattiene con i suoi interlocutori.

L’aver visto la dinamica del tabù dell’incesto nella sua doppia formulazione come violabile e inviolabile ad un tempo costituisce il vero nucleo e la novità del pensiero psicoanalitico. Questo evento che poi è la psicoanalisi stessa viene letto da Silvia Montefoschi come dinamica conoscitiva e considerata come teoria della conoscenza e dell’evoluzione, in questo dimostrandosi fedele al dato di fatto che la dinamica del tabù dell’incesto è sempre stata quella teoria della conoscenza che la psicoanalisi, sin dal suo primo nascere con Freud, porta con sè.

video-intervista a Silvia Montefoschi del 2010

Questa video-intervista a Silvia Montefoschi  é stata registrata il 3 luglio 2010 a Sarzana (Liguria) dall’Associazione Studio 12 di Milano.

4. L’esperienza del “Laboratorio di ricerche evolutive ‘Silvia Montefoschi‘” di Genova

Nel 1986 si trasferisce a Genova dove nasce il “Laboratorio di ricerche evolutive ‘Silvia Montefoschi'”.

Come abbiamo fatto per il primo periodo milanese di Silvia Montefoschi riportiamo anche qui alcune testimonianze di chi ha vissuto in prima persona il lavoro psicoanalitico svolto da Silvia Montefoschi a Genova tra gli anni 1986 -1989 giusto per tentare di dare un’idea al lettore dell’ambiente e l’atmosfera del tempo e del luogo:

“In quel periodo Silvia Montefoschi decideva di trasferirsi da Milano a Genova per dar vita a un’esperienza formativa strutturata come una proto scuola: il Laboratorio di Ricerche Evolutive.
Oltre al lavoro individuale c’erano gruppi autocentrati di co-riflessione, di teoria e di metodo, condotti da Silvia e collaboratori, e un gruppo di supervisione autogestito fra chi di noi già lavorava.
Nel weekend la sede si animava dei molti allievi provenienti da tutta Italia e anche oltre confine.
Si mangiava insieme, si poteva parlare con Silvia anche nei momenti conviviali, in un clima di sacralità e condivisione che, se conteneva gli animi e le menti più focosi, permetteva però di esprimere anche le idee più “originali”.
Vivevamo immersi in un’atmosfera vitale. Noi genovesi mettevamo a disposizione le nostre case per gli allievi che venivano da fuori, così, dopo la cena comune, le discussioni proseguivano nelle case fino a tarda notte.
L’elemento caratterizzante era questo continuo stato di co-riflessione, cui ci allenavamo con la disciplina ad astenerci dal giudizio e a parlare del nostro vissuto.
Gli orizzonti culturali si aprivano al mondo della fisica, della biologia, alla filosofia, Aurobindo, i mistici occidentali.
Gli allievi “storici” di Silvia provenivano un po’ da tutti i campi del sapere e anche dal mondo della ricerca applicata.
La Fisica e la Biologia fornivano i paradigmi, di organizzazione della materia e di funzionamento del vivente, confrontabili col discorso sviluppato da Silvia in ambito analitico e ben si prestavano a raffigurare il va e vieni del dialogo interiore e intersoggettivo della relazione analitica e la funzione di recupero dell’energia vs la dispersione che si produceva nelle relazioni di dipendenza irrisolte.
Per quanto Silvia fosse per noi un “faro”, collaboratori e allievi ci sentivamo tutti coinvolti e “produttori” di conoscenza e questo ci dava un senso di appartenenza ed efficacia molto forti.
Quando il clima della scuola fu “maturo”, venne la proposta di lavorare a un esperimento che aveva lo scopo di amplificare e stabilizzare gli effetti della co-riflessione.
Dopo un primo assaggio in un gruppo ristretto, si pensò di estenderlo ad un gruppo allargato.
In questa fase l’idea della funzione sociale dell’analisi subì un’accelerazione nella direzione della costruzione di un sociale “in carne ed ossa”.
A Silvia piaceva l’idea di costruire una sorta di Ashram psicoanalitico, in alternativa alla struttura scuola, noi allievi ne eravamo affascinati.
La scuola subì una scissione quando “si fece la conta” dei partecipanti all’esperimento, a causa della radicalità delle scelte previste e dei problemi logistici: il tempo di sperimentazione era così ampio, il coinvolgimento personale così intenso che molte delle occupazioni mondane (gli incontri con gli amici, la famiglia, gli hobby) venivano meno.”

(M. Rossi “Voglio fare delle cose e delle robe” 2009 sta in “Cenni storici sulla psicologia in Liguria” – http://www.psicologiainliguria.it/index.php/voglio-fare-delle-cose-e-delle-robe/)

In effetti ci fu più di una scissione, alcuni perchè pur essendo concordi con le elaborazioni del soggetto riflessivo individuale e il conseguente discorso sull’interdipendenza e l’intersogegttività ritenevano invece poco fondata la concezione di un “soggetto super-riflessivo”, altri invece perchè non concordi con questo voler continuare ad andare avanti da parte soprattutto di Silvia Montefoschi ritenevano invece occorresse giunti a quello stadio così avanzato della ricerca, fare una pausa per meglio vagliare con calma tutto il materiale prodotto in termini di riflessioni da parte del laboratorio. Silvia Montefoschi e altri allievi in questo concordi con Silvia Montefoschi invece ritenevano entropico soffermarsi sul lavoro fatto ma si trattava invece, sempre  dal loro punto di vista,  di guardare avanti e anzi procedere ulteriormente.

Queste scissioni comunque fecero chiarezza e mentre alcuni componenti intrappresero altre strade a loro più consone, Silvia Montefoschi e i restanti componenti del Laboratorio procedettero ulteriormente sempre in rigorosa coerenza con il discorso fino a quel momento svolto. Era quindi inevitabile che ci si opponesse alla separazione tra ciò che è terrestre e ciò che invece è ritenuto l’ambito di un cielo o di un Aldilà. Fu così che si fecero vivi altri pensanti presenti anch’essi nell’universo ma non terrestri che tra le altre cose per presentarsi dissero: “Noi siamo stati voi” palesandosi così come extraterrestri ma nel senso di ex terrestri.

Tra questi pensanti che si fecero presenti ad un dato momento del percorso del “Laboratorio” si fece presente anche colui che quando viveva sul pianeta Terra veniva chiamato “Giovanni Evangelista”.

Proponiamo qui di seguito un’altra testimonianza scritta da alcuni di coloro che sono rimasti con Silvia Montefoschi dopo le scisssioni e che pertanto hanno vissuto anche  l’ulteriore sviluppo del discorso in un senso che alcuni riterrebbero da far rientrare nell’ambito della parapsicologia e del paranormale più che della psicoanalisi ma non è così nel caso di Silvia Montefoschi perchè Silvia Montefoschi è prima di tutto una psicoanalista, sempre e non una mestierante, psicoanalisi per Silvia Montefoschi infatti non è un mestiere ma uno stile di vita, di più è la vita stessa, la vera vita umana degna di questo nome cioè sensata. Per questo il discorso, anche quello con i pensanti di un Aldilà o extraterrestri che di si voglia prosegue sempre in senso psicoanalitico trattandosi sempre di relazioni tra l’uno e l’altro del discorso e di cui la psicoanalisi è la scienza suprema della relazione:

[…] E’ in questo sforzo del pensiero di percepire se stesso al di là dei cinque sensi, che accade di entrare in rapporto con altri pensanti che hanno fatto parte del nostro passato transpersonale; ci consapevolizziamo infatti che stiamo dialogando con il pensiero di scrittori, filosofi, mistici con cui siamo in contatto tramite il consueto uso della lettura. Incominciamo così una lunga serie di incontri imperniati sulla ‘lettura contemplativa’ di brani di autori che, per così dire, si ‘presentificano’ a noi.
Chiamiamo tale lettura ‘contemplativa’ perchè cerchiamo di non fare di quanto insieme leggiamo un oggetto di conoscenza altro da noi; non ci rapportiamo analiticamente ai singoli contenuti conoscitivi, ma sempre cerchiamo di mantenere la nostra presenza al cospetto della presenza dell’Altro testimoniando del pensiero che ci traversa.
In questa prima fase di lavoro, che dura fino al novembre 1986, nel gruppo -che non va inteso come un ambito chiuso ma come una struttura dinamica in continua evoluzione- si realizza progressivamente l’unione di tutti i soggetti riflessivi individuali in un unico soggetto riflessivo universale. Questo soggetto abbraccia nel suo cono di visione tutta la storia umana e pre-umana, insomma tutto quanto il suo evolversi sul pianeta Terra.
E’ a questo punto che nel gruppo sorge l’interrogativo sulla possibilità della presenza nell’Universo di altri pensanti. Per coerenza logica inizia allora un esperimento di comunicazione con altri eventuali soggetti riflessivi. Si forma ben presto un piccolo gruppo di sette persone che inizia a dialogare con gli altri soggetti riflessivi universali ed a formare il gruppo allargato. Anche questo momento non è dei più facili, vuoi per il ripresentarsi all’interno dei singoli di dubbi razionalistici, vuoi perchè inizialmente nel rapporto con gli altri pensanti tende a riproporsi la modalità relazionale basata sull’interdipendenza. Ma -come in noi si è sempre verificato- è proprio la tensione che scaturisce da questo nuovo conflitto che produce la nuova conoscenza. Comprendiamo allora di dover compiere un ulteriore incesto. Dobbiamo, in quanto soggetto riflessivo universale, consapevolizzarci che l’altro soggetto riflessivo universale non parla fuori di noi ma in noi. Questa consapevolezza si afferma soltanto se noi non dialoghiamo più nella modalità della domanda e della risposta – modalità in cui ancora l’uno e l’altro si fanno, di volta in volta, soggetto e oggetto restando separati- ma nella coralità in cui l’Essere compone un suo dirsi unitario parlando, di volta in volta, ora nell’uno ora nell’altro luogo della presenza, comunque e dovunque questo luogo si collochi. Sempre nel corso di questo lavoro, stimolati da un messaggio che afferma: Qui siamo stati voi, comprendiamo che essendo unica la dinamica evolutiva, questa si è data in un solo luogo, sulla Terra, e comprendiamo altresì che le forme pensanti che popolano l’universo sono i tanti soggetti pensanti che prima di noi, e in misura diversa, hanno percorso la strada dell’evoluzione.
Questa seconda tappa, che è descritta nell’inedito chiamato “Andromeda”, si conclude il 31 dicembre del 1986. Questa ultima esperienza ha fatto progressivamente convergere lo spazio intorno a noi: comunicare con il pensiero con i pensanti dell’universo, mentre da un lato ha ampliato il cono di visione, dall’altro ha accorciato angosciosamente le distanze. Gli anni-luce che scandiscono lo spazio dell’universo si sono contratti. Diciamo angosciosamente perchè inizialmente la sensazione è spiacevole, ma comprendiamo immediatamente che dobbiamo reggere quella angoscia, quello stare di tutto lo spazio infinito in un punto singolare, proprio perchè soltanto così facendo, il punto singolare può nuovamente saltare su se stesso.
Altresì comprendiamo che quell’esperienza è finita e continuare a ri-dialogare servirebbe ormai solo a ricreare lo spazio che è venuto meno. Contemporaneamente si è fatta strada la precisa sensazione di essere tutt’uno con il pensiero unversale che si pensa in noi, ma sappiamo anche che questa sensazione può diventare reale e concreta solo quando a percepirla saremo in due e contemporaneamente. Infatti l’esperienza del rapporto con i pensanti dell’universo, ha indotto i ‘tutti’ a riconoscersi nell’Uno ma non ha superato il problema della relazione fra i ‘tutti’. Ognuno vede il suo interno e suppone che anche l’altro veda la stessa cosa. In altre parole, il sapere che l’altro vede ciò che noi vediamo, che nell’altro si pensa ciò che in noi si pensa, è ancora frutto dell’intuizione, di una rivelazione interiore e non una percezione in quanto dato sensibile.

(M. Mencarini, G. Moretti “Alle soglie dell’infinito – l’ultimo pensarsi del pensiero”, 1995)

L’esperienza di questo gruppo-scuola di psicoanalisi culminerà nel giugno del 1987 con l’incontro di Silvia Montefoschi con Giovanni Evangelista e in fondo questo è stato il vero senso dell’esperienza del “Laboratorio”: la nascita del “prototipo” o nuovo archetipo, l’archetipo di GiovanniSilvia quale archetipo dell’ultima coniunctio.

Giunti quindi alla fine dell’esperienza del “Laboratorio” possiamo quindi coglierne il vero senso: si trattò della consumazione dell’ultima coniunctio e la conseguente nascita del prototipo della nuova umanità. In quella esperienza di coriflessione comunitaria si “stabilizzò” il nuovo archetipo dell’intersoggettività destinato a subentrare definitivamente al vecchio archetipo dell’interdipendenza che finora ha fatto da modello relazionale per il proseguio della vita di generazione in generazione.

A Genova nel 1987 si è prodotto un evento che non appartiene alla storia della psicoanalisi ma esplicitamente alla storia dell’universo.

Il testo che segue è del 2010 ed è tratto dall’ultimo scritto di Silvia Montefoschi e in questo scritto parla di quanto accaduto in quegli anni genovesi in questi termini:

“Dopo alcune difficoltà il dialogo con l’aldilà iniziò a scorrere facilmente e si venne a sapere che nell’universo non vi erano altre presenze pensanti se non quelle che erano già state sulla terra nella forma corporeo-materiale e che perciò solo la terra è il luogo dove la vita è nata e dove ha raggiunto, proprio nell’uomo, la consapevolezza di sè come pensiero; pensiero che costituisce pertanto l’unicità dell’essenza umana.

Cosa questa che venne esplicitata dai pensanti degli altri luoghi dell’universo che dialogavano con i pensanti terrestri con la frase veramente toccante: ‘noi siano stati voi’.”

(S. Montefoschi, B. Pietrini, F. Raggi “Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi”, 2010, pag. 428)

Silvia Montefoschi non si è limitata a scrivere così poco su quel periodo anzi proprio su quanto accaduto in quegli anni rimangono pagine, pagine e pagine da riempire più libri ma tali scritti sono ancora inediti ma custoditi negli archivi della “Fondazione Silvia Montefoschi”.

Per proseguire con questa nostra storia possiamo solo aggiungere che il “Laboratorio” avrà vita ancora fino al 1989 quando in quello stesso anno Silvia Montefoschi ritornerà definitivamente Milano.

Dal Laboratorio al “monastero” nell’attesa paziente

A Milano Silvia Montefoschi resterà fino al 2002 mentre gli ultimi anni della sua esistenza terrena si svolgeranno a Sarzana in provincia di La Spezia dove nell’isolamento e nel silenzio continuerà comunque a produrre gli ultimi lavori e incontrare allievi e pazienti che non avendoli mai considerati tali ma altrettanti “allievi” a maggior ragione li riteneva tali dopo l’incontro con Giovanni. Questa però non è una novità in quanto senza nemmeno bisogno di scomodare Jung, Freud stesso, il primo psicoanalista, era già giunto a considerare la psicoanalisi fondamentalmente un metodo di conoscenza, ritenendo pertanto i cosiddetti effetti psicoterapeutici prodotti dalla messa in atto di un tale metodo, solo un fenomeno secondario rispetto al primario fatto conoscitivo.

5. GiovanniSilvia il prototipo

A partire da questo momento comunque e intendiamo il 12 giugno 1987, Silvia Montefoschi cessa di essere “Silvia Montefoschi la psicoanalista” per essere più solo GiovanniSilvia.

6. La reazione del mondo alla Rivoluzione Logica: la controrivoluzione

Finito e infinito

“Il finito proprio perchè finito non può mai finire ma può solo scomparire”

(Silvia Montefoschi)

Inizia un nuovo e ultimo periodo anzi un penultimo periodo poichè dopo “il silenzio” che durerà fino al 1995 se ne aprirà un altro e questo veramente ultimo, di nuova produzione letteraria volta a precisare i termine della portata rivoluzionaria della nuova logica unitaria nata dalla psicoanalisi al termine della storia della psicoanalisi.

Rivoluzione Logica

Dopo la testimonianza al mondo (1988) segue la controrivoluzione.

La rivoluzione radicale del reale” è un racconto di ambientazione fantascientifica o parapsicologico che dir si voglia, scritto da Silvia Montefoschi nel 1996 e pubblicato nello stesso anno in “L’Essere Vero”, opera che raccoglie alcuni dei più recenti scritti della psicoanalista sia di saggistica che di narrativa e poesia tra i quali “La rivoluzione radicale del reale” e “Scherzo in attesa della fine del mondo” che aggiornano sull’ultimo scenario evolutivo.

Gli scritti di questo ultimo periodo iniziano con “La glorificazione del vivente” (1995), testo incluso in “L’essere vero” (1997) dove è presente anche “La rivoluzione radicale del reale” (1996) che come abbiamo detto è racconto tra il fantascientifico e il parapsicologico in cui si allude abbondantemente e non tanto velatamente alla controrivoluzione già in atto a seguito dello spargersi della notizia della nascita del prototipo. Del resto Silvia Montefoschi stessa aveva annunciato al mondo tale evento un anno dopo il suo essersi verificato, nel convegno tenutosi a Marina di Pietrasanta il 29 maggio 1988 sul tema “Psicoanalisi e religione” nel corso del quale aveva tenuto una relazione-testimonianza sull’esperienza del “Laboratorio” di Genova. Tale testimonianza fatta ad un convegno di psicoanalisti e psichiatri sarà anche il contenuto di “Il vivente” (1988) ultimo suo scritto di quel periodo prima di entrare in un lungo silenzio durato sette anni, incluso anch’esso in “L’essere vero”. Pertanto questo scritto è importantissimo poichè fa chiarezza su uno “step” o “anello mancante” dell’evoluzione più recente: la testimonianza al mondo e la controrivoluzione immediatamente a seguire. Non è un caso che nessun’altra testimonianza sulla controrivoluzione sia presente nè su cartaceo nè su internet ma c’è come una sorta di censura: della controrivoluzione non si deve assolutamente parlare. Questo però è corretto e la stessa Silvia Montefoschi negli scritti successivi non ne parlerà più e infatti il testo “La rivoluzione radicale del reale” terminerà proprio con l’aver compreso infine  come la vera e più profonda finalità della controrivoluzione sia proprio che della controrivoluzione se ne parli il più possibile e questo tradisce come l’intento della controrivoluzione sia puramente ontologico il che riporta alla ribalta ancora una volta l’amletico “Essere o non essere: questo è il problema”.  Per dirla in breve: trattasi di un vero esorcismo alla grande fatto dal vecchio mondo basato sulla vecchia logica della separazione alla nuova logica unitaria vista come il nuovo diavolo che scardina dalle fondamenta ossia non più alla superfice ma fin nelle radici più profonde la vecchia vita relazionale interdipendente. Insomma il “mondo” non ha la minima intenzione di calare il sipario sul grande spettacolo dell’interdipendenza universale. Si tratta in effetti per dirla in termini psicoanalitici, di una resistenza, dell’ultima resistenza che il mondo oppone all’ultima mutazione che emigra la vita in un oltre i regni materiali. Si tratta però di una resistenza inevitabile e nello stesso tempo autodistruttiva e anch’essa uno “step”, l’ultimo,  della storia evolutiva dell’intero universo. Del resto l’ultima tappa del “processo di individuazione universale”, più propriamente prende il nome di “processo di autodistruzione” e ciò che si autodistrugge è proprio l’ormai obsoleto “soggetto riflessivo individuale” che ha fatto tutta la storia umana fino a questo oggi e che in questo oggi dopo aver manifestato la sua vera natura di interdipendenza che non riesce più a celare la sua ferocia ma la manifesta questa ferocia in una dialettica servo-padrone che non riesce più a essere blanda o civile che dir si voglia e pertanto si avvia inesorabilemente verso il suo exitus autodistruttivo finale. E questo perchè mentre gli animali propriamente detti sono costretti per mantenersi in vita  a lottare solo per la loro sopravvivenza corporea,  l’animale umano oltre a ciò deve neccessariamente lottare anche su un altro fronte: quello della sopravvivenza dell’identità egoica che poi altro non è che l’identità storica. Ecco anche spiegato perchè l’essenza dell’ultima mutazione consiste nel trapasso dalla dialettica al dialogo e da una obsoleta identità ancora storica ad una nuova identità puramente relazionale ed è proprio in questo travaglio e trapasso che consiste il nuovo soggetto super-riflessivo, la nuova logica unitaria e l’ultima rivoluzione ossia la rivoluzione logica.

L'Essere Vero

Questo periodo di nuovi scritti terminerà nel 2009 con la pubblicazione di “Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi”, quest’ultimo scritto è come  una sorta di autobiografia paragonabile a “Ricordi, sogni e riflessioni” scritto da Jung nel 1961 al termine del suo percorso.

Libro-e-DVDVideo-intervista a Silvia Montefoschi: libro + DVD.

Questa inedita intervista, realizzata poche settimane prima della morte di Silvia Montefoschi, è la testimonianza ultima del suo pensiero.

Silvia Montefoschi ovvero un corpo ormai sempre più sofferente, muore a Zurigo il 16 marzo 2011.

||  Bibliografia  ||  Antologia ||

CONCEPIRE L’UNICO INDIVIDUO

Oltre la psicoanalisi e il concetto ancora psicoterapeutico di “guarigione” nella direzione di un “divenire dio”

Andrea Morelli: “Quindi tu accetti il processo?!”

Silvia Montefoschi:  “Io non accetto il processo: io sono il processo.”

(“Incontri con Silvia Montefoschi”, brano tratto dall’archivio audio di Andrea Morelli degli incontri con Silvia Montefoschi. E’ in progetto di riportarne i brani più significativi in una delle prossime edizioni di “Storia e Relazione” )

Schema grafico dei vari livelli di riflessione sempre più elevati raggiunti dal Soggetto Unico nel corso dell’evoluzione del Pensiero Uno.

I vari livelli evolutivi di volta in volta prima raggiunti e poi stabilizzati dalla storia della coscienza universale: Coscienza Semplice, Autocoscienza, Soggetto Riflessivo Individuale. Soggetto Riflessivo Super-Individuale, Soggetto Super Riflessivo. Soggetto Super riflessivo che è anche il Soggetto Pensante Ultimo fino ad arrivare infine al Soggetto Pensante Unico che è l’unione stabilizzata di tutti i Soggetti Super Riflessivi di tutto l’universo e quindi di tutti coloro, che poi sono “coloro che sono“, i quali pertanto sono in grado di trascendere il vissuto della propria soggettività come soggettività individuale per riconoscersi nel processo evolutivo del pensiero quale soggettività universale, passo necessario e propedeutico affinchè si possa dare per la prima volta nella storia dell’evoluzione della vita, e finalmente, la vita infinita, vale a dire che quella vita di cui le religioni hanno tanto parlato intuendola più o meno vagamente, la cosiddetta vita eterna, finalmente diverrà realtà concreta. Non che ci sarà un’altra vita ma sarà questa stessa vita che continuerà. La vita finita infatti non può che rimanere la vita finita proprio perchè è finita, sarà invece quella che già adesso è la vita infinità che continuerà ad essere la vita infinita.Per quanto riguarda invece il lavoro che ancora ci separa da quell’evento finale resta il fatto che il vero salto evolutivo è stato il superamento definitivo del Soggetto Riflessivo Individuale (SRI nello schema grafico) in cui consta l’ultima mutazione favorita e innescata sincronisticamente dalla nascita e dallo sviluppo della via di conoscenza psicoanalitica che ha avuto i suoi inizi con il 1895 a Vienna in Europa quale continuazione ad un più alto livello di consapevolezza sempre di quella stessa via di conoscenza cristica iniziata circa 2000 anni prima, a Nazareth in Israele.

Questa nuovo modo di intendere il processo psicoanalitico può apparire una caratteristica peculiare di Silvia Montefoschi che noi appelliamo anche come “l’ultima psicoanalista” in quanto chiude la storia centenaria della psicoanalisi, ma non è così nuova seppur dirompente, il modo di intendere la psicoanalisi da parte di Silvia Montefoschi, poichè addirittura il primo psicoanalista cioè Sigmund Freud infine, una volta conclusasi la prima fase dell’elaborazione del metodo psicoanalitico, fu proprio lui che arrivò a dire che la psicoanalisi è riduttivo continuare a volerla definire come una psicoterapia la cui finalità sarebbe la guarigione ma è molto di più, è una nuova via di conoscenza.

Quindi Silvia Montefoschi affermando ciò, dice la stessa cosa di Freud e a quanto diceva già Freud ai primordi della storia del movimento psicoanalitico aggiunge soltanto che questa via di conoscenza o “processo” “individuativo” per dirlo invece con le parole di Jung, non è altro da noi ma noi e il processo psicoanalitico siamo la stessa cosa.

“Io sono la psicoanalisi”: questa è quindi la mia traduzione di quanto affermato dall’ultima psicoanalista che proclamando “la morte della psicoanalisi ” dopo cento e passa anni di elaborazioni, proclama la identicità tra vita e processo psicoanalitico e con questa identicità viene meno l’alienazione di cui già la bibbia ebraico-cristiana parlava distinguendo tra “albero della vita” e “albero della conoscenza”.

“Io sono il processo”, “io sono la psicoanalisi”, significa quindi, almeno nella lettura che io ne dò del testo montefoschiano, che  “io sono il processo conoscitivo che mi attraversa” e che quindi rifuggo dal considerare tale processo conoscitivo come una sovrastruttura altra dalla mia vera natura che sono costretto inevitabilmente e mio malgrado ad accettare e a sopportare come una croce innaturale e quindi anche come un destino ingrato.

In una parola: il processo conoscitivo è da considerarsi come la vera natura e la vera identità umana della nuova e vera umanità altra dalla più primitiva e preistorica vecchia umanità ancora ignara del suo vero destino evolutivo.

Teilhard de Chardin, teologo evoluzionista su questo punto è stato chiaro: “Noi non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale. Noi siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana.”

E’ proprio questo equivoco che il metodo psicoanalitico o come noi diciamo anche, “la vita psicoanalitica”, intenzionata cioè in questo senso, è chiamata a dipanare e risolvere una volta per tutte. Nel linguaggio più rigoroso e meno letterario utilizzato da Silvia Montefoschi nei suoi testi, tutto questo si traduce dicendo che compito di quella nuova via di conoscenza sorta alla fine del 1800 ad opera di Sigmund Freud grazie principalemente alla interpretazione dei sogni quale via maestra per l’inconscio e alla trattazione del transfert, è quello di condurre a compimento una critica radicale del modello relazionale interdipendente.

In questo senso la psicoanalisi rappresenta una resa dei conti finale, uan sorta di “battaglia apocalittica di Armageddon”  tra le forze entropiche e nichilistiche e le forze negaentropiche e vitali di una volontà di essere, sempre essere, eternamente essere.

Silvia Montefoschi, come vedremo dalla lettura della biografia nasce come biologa ed è principalmente nelle scienze biologiche naturali che si forma il suo pensiero, e solo dopo è giunta alla psicoanalisi. Questo significa che la spina dorsale di tutto il suo pensiero è l’introduzione della concezione evoluzionistica introdotta nel corso del 1800 nelle scienze naturali ma anche questo concetto di evoluzione nel pensiero psicoanalitico di Silvia Montefoschi va inteso come processo conoscitivo: è cioè la stessa natura che nel conoscer se stessa si trasforma dandosi nuova forma fino all’ultima forma che è la forma umana che non chiude la storia del processo evolutivo e conoscitivo ma è quella particolare forma che realizza il progetto di traghettare questo darsi forma del pensiero, dalle forme ancora materiali fino al pensiero puro o per dirla con un linguaggio che richiama il pensiero di Hegel e la dialettica soggetto-oggetto del fatto conoscitivo: “E infine il soggetto per esserci non avrà più bisogno di declinarsi ancora e necessariamente in un oggetto”.

E con questo abbiamo già anticipata la concezione del soggetto propria al “Pensiero Uno oltre la psicoanalisi” e la logica che gli è propria e che è la nuova logica unitaria: questa nuova concezione del soggetto è quella del nuovo “soggetto duale” che solo può dare il benservito e affrancarsi definitivamente dal vecchio e evolutivamente obsoleto soggetto riflessivo ancora individuale che è stato comunque il protagonista e l’artefice di tutta la storia evolutiva umana. Questo affrancamento è reso possibile in quanto solo un nuovo soggetto che sia duale e non più un soggetto ancora singolare può realizzare una super-riflessione in grado di demassificare l’intero universo sia materiale che psichico includendovi anche la noosfera quale sfera dei pensieri statici (la materia-memoria di cui parlava già Bergson)  che è comunque ancora altro dalla vera dinamica del pensiero vivente.

La concezione dell’Unico Individuo

“Il rischio degli psicologi e degli psicoanalisti oggi è quella di appiattire la vicenda umana che è la vicenda universale dell’Unico Individuo.”

(Intervista a Silvia Montefoschi – Milano 2003)

Il disegno

“Ricordo un sogno di tanti anni fa in cui la sognatrice sognava: ” se stessa con una matita in mano su un foglio con la testa china, la sognatrice disegna ma non vede ciò che fa, allora io gli tiro su la testa e lei vede il suo disegno. In questo sogno è presente la metafora della psicoanalisi quale funzione riflessiva.”

(Silvia Montefoschi- Brano tratto da “Intervista a Silvia Montefoschi”)

La figlia di Hegel

“A Hegel mancava la conoscenza dell’evoluzione”

(S.Montefoschi, “Psicoanalisi e dialettica del reale” 1984, cit.pag.127)

“Il metodo psicoanalitico è l’attuazione concreta della dialettica hegeliana, in quanto in esso è il soggetto umano e non più un soggetto astratto, a prendere da sé la distanza riflessiva per conoscere se stesso”

(S.Montefoschi, “Psicoanalisi e dialettica del reale”, 1984)

Un possibile equivoco sull’Unico Individuo che è invece anche oltre la stessa coppia così come è comunemente intesa

“Solo quando la percezione dell’unione delle presenze pensanti uscirà dal chiuso di una esperienza personale, anche se fatta nella dualità della coppia dialogante, e si darà non più frammentata nei tanti incontri duali tra loro separati dallo spazio e dal tempo, si realizzerà un punto di vista ancora superiore dal quale si vede che l’essere tutto non è se non relazione.

Punto di vista questo che si dà ponendoci noi stessi oltre l’universo e che si realizzerà quando arriveremo a riconoscere la nostra identità solamente nella nostra presenza pensante; e ciò faremo superando la coazione a ripetere della percezione sensoriale, che ci costringe ancora nel limite della forma corporea materiale, forma questa che ci mantiene inevitabilmente separati, nel reciproco vederci ognuno oggetto della visione dell’altro come illusoriamente ci attesta il senso della vista.

E ciò che ci farà raggiungere questo estremo punto di vista del pensiero è ancora il lavoro che dobbiamo fare nel contenere la coazione a ripetersi della logica formale, e quindi nel continuare a esercitare la forza di volontà e vietarci, grazie alla costante vigilanza della presenza riflessiva, di aderire alla immediatezza verbale, che riconferma l’immediatezza del pensare giudicante, fondato radicalmente su la separazione dei contrari (come il vero e il falso, il bene e il male), in quanto già di per sè separa colui che giudica da quanto viene giudicato.

E solo nel perseverare in questo faticoso esercizio del mantenere costantemente vigile la presenza riflessiva, noi vediamo anzitutto il nostro ricadere nella logica della separazione e quindi il suo non essere più coerente con la visione unitaria, che sappiamo viceversa essere l’unica veritiera, solo così facendo noi operiamo ai fini che avvenga lo svelamento, nella percezione della nostra stessa realtà vivente, della logica dell’uno tutt’uno con l’uno che non può dire di sè se non è cio che è.”

(Silvia Montefoschi “L’avvento del regno specificamente umano”, 2004, pag.61)

IL PROTOTIPO

Da Silvia Montefoschi a GiovanniSilvia

EVOLUZIONISMO E ONTOLOGIA: DALL’UNO ALL’UNI-VERSO FINO ALL’UNO-DUALE  – In uno scenario dove all’orizzonte si staglia la presenza indelebile del prototipo della nuova umanità GiovanniSilvia dedico questo lavoro a Thérèse Martin consapevoli come siamo che dopo l’ultima mutazione non si danno più secondo lo schema platonico ben conosciuto “prototipi” e “copie” ma più solo e niente altro che “prototipi” in cui la molteplicità e l’uno questa volta coincidono e pertanto non sono più alla ricerca di un sintesi come è sempre stato all’epoca in cui c’era ancora l’uni-verso. Chi infatti in fine dopo tante disavventure chiamate “storia” (storia personale, collettiva e universale) è finalmente nell’uno, va da sè che a partire da quell’istante-omega non si dirige più verso l’uno: è evidente infatti che ciò sarebbe un controsenso.

il-vero-autore

PSICOANALISI   e/é   TEOLOGIA

Bereshit – בראשית

Adamo ed Eva e il grande protagonista della storia dell’evoluzione della coscienza: l’albero della vita e della conoscenza ovvero la verticalità dell’essere. Rappresentazione mitica del cosiddetto “Peccato Originale” che in realtà ad una interpretazione non concretistica risulta essere l’atto fondativo della nascita della coscienza umana.

Il grande sogno narrato nel “Libro dei Libri” che racchiude le intuizioni delle tribù di pastori monoteisti in perenne fuga che partiti dalla Mesopotamia e giunti nella terra della antica civiltà egiziana raggiunsero infine Israele.
Dio creò l’uomo a sua immagine: a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò.
(Genesi, II, 21-23)
[…] il soggetto umano, detto uomo all’inizio dei tempi, era un’unica persona che portava in sé sia il maschile che il femminile.
Ciò conferma anche la Genesi II, in cui si racconta che da quest’unico soggetto venne alla luce il suo contrario che a lui si presentò come il suo oggetto.
(Silvia Montefoschi, “Il sistema uomo – Catastrofe e rinnovamento”, 1985, cit. pag. 11)
Il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; egli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolto all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: “Questa volta essa è carne della mia carne, è osso delle mie ossa. La si chiamerà donna perchè dall’uomo è stata tolta”
(Genesi, II, 21-23)
Adamo ed Eva erano dunque una sola persona, portando ognuno in sé sia il maschile che il femminile.
(Silvia Montefoschi, “Il sistema uomo – Catastrofe e rinnovamento”, 1985, cit. pag. 11)
IL PECCATO CONTRO “IL TUTTO” Conosciamo tutti come finisce questa storia: e infine il Signore Iddio li scacciò dal giardino di Eden e “fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì” (Genesi III, 21)
Non è che ci vuole molto a ritrovare in tutta questa storia archetipica i concetti portanti del testo dei padri della psicoanalisi, la moderna scienza che tutto rende intelligibile e così operando tutto trasforma in senso evolutivo: proiezione, rimozione e inconscio.
Così la moderna scienza psicoanalitica si presenta, erede del movimento cristico che già a suo tempo aveva tentato di andare oltre l’ebraismo ovvero la coscienza adamica, quale nuova teoria e prassi evolutiva nel senso di redentiva dal peccato contro “il tutto”.
Adamo ed Eva si nascosero così a vicenda la loro reciproca differenza. E poichè Adamo e Eva erano contenuti in una sola persona, fu questa stessa persona che nascose a sé quell’altro da sé che in sé portava.
[…]
Adamo ed Eva cessarono di essere una sola persona. Eva diventò la donna che, identificata con la materia, restò l’oggetto della creazione e Adamo diventò l’uomo che, identificato con il soggetto creatore, volle ancora plasmarla, e più a suo uso e consumo che a sua immagine e somiglianza.
[…]
L’uomo, nel rimuovere immediatamente dalla sua coscienza appena nata la contraddizione che la sostanziava, rimosse anche da sé il femminile e quindi le sue origini e smarrì nell’oblio le sue radici.
[…]
L’uomo tornò a commettere quel peccato che il Dio signore che lo aveva creato aveva già commesso: il peccato contro “il tutto”.
(Silvia Montefoschi, “Il sistema uomo – Catastrofe e rinnovamento”, 1985, cit. pag. 11)
Un po’ di preistoria della coscienza giovannea: la coscienza cristica
"Gesù allora, vedendo la Madre e li accanto a Lei il discepolo che Egli amava, disse alla Madre: "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua Madre!". E da quel momento il discepolo L'accolse nella sua casa" (Gv 19,26-27).
La Croce: si tratta sempre dell’antico albero della vita e della conoscenza. Quì inchiodato all’albero della conoscenza, oggetto del suo amore (“Fiat voluntas tua”) suo malgrado (“Eli Eli lamma sabactani”), è l’ultimo eroe e le sue ultime parole di commiato dal mondo sono il testamento e l’eredità del Cristo: le due punte più avanzate della storia evolutiva del femminile e del maschile di Dio, Maria e Giovanni.

Gesù allora, vedendo la Madre e li accanto a Lei il discepolo che Egli amava, disse alla Madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua Madre!”. E da quel momento il discepolo L’accolse nella sua casa” (Gv 19,26-27).

La Donna che vediamo ai piedi della croce è Miryam di Nazareth la madre del Cristo, il femminile di Dio, la croce stessa a cui l’Uomo è crocifisso è l’antico albero della conoscenza del giardino dell’Eden quale paradiso del passato che avrebbe dovuto far simili al Padre, l’albero della scienza quale frutto proibito. Questo stesso albero è anche la madre stessa poichè l’Uomo è il figlio della conoscenza. Egli però non è ancora tutt’uno con il Padre poichè la madre non è ancora stata riconosciuta pienamente quale “soggetto attivo” per questo egli è ancora lacerato dall’equivoco conoscitivo che vede inconciliabili l’amore per il Padre e l’amore per la Madre. Il Cristo pertanto è l’ultimo eroe.

L’Uomo che vediamo ai piedi della croce è l’Apostolo Giovanni, l’erede del progetto, dell’opera messianica di liberazione di Israele ch’egli incarnava, l’ultima staffetta maschile verso la fondazione del “Regno Umano”. Se il Cristo è il redentore dell’umanità che con la scienza ha tentato di usurpare il posto gerarchico del Padre che fissa la Legge una volta per tutte Giovanni è il redentore del Cristo stesso da questo secondo tentativa di un esemplare umano e pertanto finito di farsi tutt’uno con l’essere infinito. La vicenda narrata dal “Libro”, quella del cosiddetto “peccato originale” infatti non va letta in senso concretistico ma come un momento perdipiù necessario della storia dell’evoluzione della coscienza. In questo senso Gesù ripete le gesta di Adamo ed Eva in un secondo peccato originale facendosi egli, umano invece simile a Dio ma non contrapponendosi alla vecchia legge, pertanto la vicenda cristica è una elaborazione salvifica della dinamica edipica anche se non ancora conclusiva. In questo senso l’uomo ai piedi della croce, Giovanni, è il redentore del Cristo stesso, la sua resurrezione dalla morte in quanto ha riconosciuto nel Cristo il Padre stesso, per questo possiamo dire che solo per Giovanni Dio si è veramente incarnato e non ci stupisce affatto l’accusa delle comunità del cristianesimo primitivo più di orientamento gnostico, alla chiesa istituzionale che veniva formandosi, di aver ripristinato il vecchio e obsoleto monoteismo esteriore cioè concretistico tipico del vecchio ebraismo. Non c’è da meravigliarsi quindi che il mistero dell’incarnazione del Verbo fosse per Giovanni invece il cardine del suo insegnamento e del suo esempio o meglio come lui preferiva esprimersi: della sua testimonianza. Già Giovanni è oltre il mito dell’eroe, passo necessario per realizzare la “Coniunctio Finale”.

Intersoggettività

– un concetto cardine del Pensiero Uno –

In principio era il discorso (logos)

(Giovanni il Teologo nel “Prologo” del “Vangelo secondo Giovanni”)

In principio era la relazione

(Martin Buber “Ich und Du”, Io e tu”,1923)

In principio era l’intersoggettività

(Silvia Montefoschi)

LA STORIA DELLA RELAZIONE

“Cogliere l’Universo, cioè “tutto ciò che è stato, è e sarà”, come l’iter di un unico viandante, scioglie magicamente ogni complessità, conferendo al Tutto un’unica dinamica, un unico linguaggio, un solo e unico progetto.” (Elio Carletti )

IN PRINCIPIO ERANO I DUE ETERNI AMANTI
In principio erano i due eterni amanti. “Così inizia la nuova ontologia come si è venuta chiarendo nel lavoro riflessivo di Silvia Montefoschi durato oltre 30 anni. Nuova appunto perchè accoglie in sé la dinamica evolutiva, il femminile, che come universale concreto riconosce in sé l’occhio della riflessione, lo stesso che, come in un sogno di Silvia, passa da Hegel alla figlia. In tale accoglimento e riconoscimento tutta l’oggettualità, il femminile, l’inconscio, si ricongiunze alla soggettività dialogante, allo spirito, al maschile, alla coscienza e i due possono finalmente unirsi, al di là del tabù dell’incesto, riconosciuto quale principio cosmico universale violabile e inviolabile.” (Dalla presentazione di Grazia Apisa Gloria a “La glorificazione del vivente nell’intersoggettività tra l’uno e l’altro” di Silvia Montefoschi, 1995, cit. pag. 11)

In principio era la relazione, i due termini del principio dialogico, l’atto infinito e la potenzialità infinita. Questa relazione originaria che poi è ed è rimasta l’unica relazione, la relazione essenziale quale essenza immortale di ogni relazione era il Pensiero e questo Pensiero era l’amore. In questo senso Giovanni il Vivente non si sbagliava allorchè scriveva “Dio è Amore”.

“Il vivente è la relazione, è solo la relazione” (brano tratto da una intervista a Silvia Montefoschi su “Il senso della psicoanalisi”).

TEOLOGIA DELLA RELAZIONE

Ho deciso di chiamare questo indirizzo di ricerca, che la biologa e psicoanalista Silvia Montefoschi chiamava “Pensiero Uno”, anche con il nome di “Teologia della Relazione” poichè è di più immediata comprensione anche se è più facilmente equivocabile in senso dualista. Un’altro modo sarebbe di chiamare questo stesso indirizzo di ricerca e di prassi anche con il termine di “Rivoluzione Logica” che sembrerebbe essere più difficilmente equivocabile dato che sventa già fin nel nome ogni possibile interpretazione che riconfermi una qualsiasi visione del reale di tipo dualista. Comunque sia, qualunque nome si preferisca utilizzare, qui di seguito presentiamo la lettura interpretativa degli scritti di Silvia Montefoschi nelle nuove elaborazioni del:

Centro Studi Teologici “il prototipo” – Logica Unitaria Network

CentroStudiT

Perchè teologia? – Qui “teologia” va intesa nell’accezione di sinonimo di “ontologia” e ontologia  a sua volta si intende non nel senso tradizionale ma piuttosto nel senso heideggeriano per intenderci ovvero non nel senso di discorso che l’uomo fa sull’essere ma di discorso dell’essere sull’essere quindi di Dio su Dio che l’essere stesso svolge attraverso l’uomo.

Già a suo tempo la questione si era posta alla stessa Silvia Montefoschi quando pubblicò il libro che segna il suo distacco, pur nella continuità, dalla psicoanalisi, “Il principio cosmico o del tabù dell’incesto – Storia della preistoria del verbo” del 1987, ma concluse che era meglio continuare ad utilizzare lo stesso nome di psicologia o psicoanalisi anche se non era più proprio corretto dato che proprio questo testo sanciva la morte della psicoanalisi.

Questo è il testo in cui Silvia Montefoschi trattò di questa questione del nome da dare a questa nuova disciplina nata in continuità con la psicoanalisi ma già oltre la psicoanalisi: “Psicologia, Psicoanalisi, Filosofia, Scienza o Teologia?”

Adesso però tempo ne è passato ed inoltre c’è il pericolo di un grosso equivoco che già comincia a vedersi qua e là di un appiattimento del “pensiero uno” a “psicoanalisi”.

La stessa denominazione adottata da alcuni di “nuova psicoanalisi” a mio parere continua a mantenere e non a dissipare un tale equivoco e questo l’ho potuto ampiamente constatare così ho deciso anche per questi motivi di risolvere la questione alla radice pur sapendo che questo potrebbe creare un nuovo equivoco forse più grave dato che il Pensiero Uno è un Pensiero fondamentalmente “ateo” in quanto il Dio del pensiero uno non è il vecchio dio trascendente delle vecchie religioni ma è un trascendente-immanente.

In conclusione: da una psicoanalisi delle pulsioni e degli istinti, quella di inizio percorso del primo Freud, fino ad arrivare ad una psicoanalisi più relazionale  e concludere questo lungo percorso in un manifestarsi della psicoanalisi infine come una teologia della relazione?

“Cantare forte
per coprire il frastuono insensato del mondo
Cantare forte
più forte del mondo”

(Andrea Morelli, “Cantare l’uno vero – poesie e canzoni”, 2010 – tratto dalla poesia “Cantare forte”)

Gli articoli a seguire vanno considerati anche come  bozze di “Storia e Relazione” un lavoro di prossima pubblicazione:

In principio era il Pensiero: Potenza e Atto

Έν άρχή ήν ό λόγος,
καί ό λόγος ήν πρός τόν θεόν,
καί θεός ήν ό λόγος.
“In principio era il pensiero
e il pensiero che era in principio
in principio era ancora PRESSO il dio”
(Giovanni Evangelista “Inno al Dio Logos”)
In principio era l’intenzione
l’intenzione di esserci dell’essere
quale amore per sé delll’essere stesso
E se l’intenzione “era” in principio
l’essere era l’intenzione
e in principio era l’amore
L’amore della potenzialità
per la sua attuazione
e quindi per l’atto
da cui desidera essere attuata
e l’amore dell’atto
per la sua realizzazione
e quindi per la potenzialità
che desidera attuare
Ma la potenzialità non è
se non
potenzialità dell’atto
e l’atto non è
se non
attuazione della potenzialità
La potenzialità e l’atto
si davano perciò
prima che l’essere
si desse nel suo esserci
come due enti tra loro non distinti
nell’unico ente
che era l’amore
quale principio
di tutto ciò che è
Ma l’amore è l’amare di colui
che ama colui che ama
sì che
perché si dia l’amore
occorre essere in due
L’amore allora
per amarsi
pose sé fuori di sé
e nel vedersi così
nei due amanti
che portava in sè
li distinse l’uno dall’altro
li separò
e si amò nel loro amarsi
L’uno si fece così due
(Silvia Montefoschi, “La glorificazione del vivente nell’intersoggettività tra l’uno e l’altro”, 1995, cit. pag. 17, “Prologo”)
Il Papiro 66 è a tutt'oggi il reperto più antico del "Prologo" o "Inno al Logos" del Vangelo di Giovanni.

Il Papiro 66 datato attorno all’anno 200 è a tutt’oggi il reperto più antico del “Prologo” o “Inno al Logos” del Vangelo di Giovanni.

La separazione: Noumenico e Fenomenico

E l’uni-verso nacque quando Dio (il riflettente) si separò dal Verbo (ciò che viene riflesso dal riflettente).

970. Storia universale e storia del pensiero

966. Realtà parallele e teoria dell’evoluzionismo parallelo

962. Piano naturale e piano simbolico della vita

958. In principio era la parola

959. La sintassi della lingua universale

965. Scienza come il “sapere del legame” dunque Teologia

940. Soggettività e oggettività

950. Memoria e materia

968. Salvare l’anima: discorso sull’anima e la memoria

952. Pensiero Uno e materia nera

IL QUATTRO

EVOLUZIONISMO PARALLELO
Noumenico: il primo soggetto riflessivo individuale.
Fenomenico: il sistema conoscitivo atomico.

Se l’universo, dopo essere nato con l’evento Big Bang, con l’atomo o come noi diciamo, con il sistema conoscitivo atomico, conquista il quattro, il resto della storia dell’universo fino alla conquista del cinque altro non è che la storia evolutiva del quattro. Detto in altri termini la storia evolutiva del quattro è sempre il quattro in tante varianti del quattro che però avvicinano il momento del trapasso dal quattro ossia dal primo soggetto riflessivo individuale (l’atomo appunto) al soggetto super-riflessivo che è il cinque. Questo trapasso è permesso e agevolato dall’ultimo quattro: il soggetto riflessivo individuale umano. La nascita del soggetto riflessivo individuale umano è centrale in questa storia del soggetto in quanto solo quest’ultimo soggetto riflessivo individuale è stato in grado di produrre dei soggetti riflessivi super-individuali che pur non essendo ancora il nuovo soggetto super-riflessivo che possiede un quinto livello di riflessione, tuttavia è stato in grado di spingersi fino ad abbracciare in sè il tutto riconoscendosi consustanziale al tutto anche se non ancora identico al tutto. Questo però cosa significa? Significa che questo individuo pur essendo tra gli esemplari più evoluti della specie umana non è ancora quello che noi chiamiamo “Unico Individuo” e che altri invece chiamano “Dio”. Questo però significa anche che un tale individuo pur avendo raggiunto i confini dell’universo, le nuove “Colonne d’Ercole”, tuttavia non è riuscito nell’andare Oltre. Chi sono questi uomini e queste donne? Uomini di religione ossia mistici, filosofi, scienziati, artisti e gli stessi psicoanalisti.

GEOSFERA, BIOSFERA, NOOSFERA, OLTRE

Il sistema conoscitivo atomico 

942. Elettrone e super-elettrone: l’evoluzione di Dio

La biosfera

975. L’uovo e lo spermatozoo

Tra biosfera e noosfera: la specie animale-umana

988. Il capolinea dell’evoluzione “hardware”

969. L’uscita irreversibile dallo stato di natura simbiotico-univoco

La coscienza cristica e giovannea

984. Il Logos in Giovanni il Teologo

954. L’empirismo radicale di Giovanni Evangelista

955. La donna dell’Apocalisse

 

LA LEGGE DELL’INTERA REALTA’

Il punto di arrivo: la visione unitaria dell’essere
“E la psicoanalisi svelando l’unitarietà di tutti gli ambiti dello scibile, è arrivata alla visione unitaria dell’essere.”

(Silvia Montefoschi, “L’ultimo tratto di percorso del Pensiero Uno – Escursione nella filosofia del XX secolo“, 2006)

Da quanto si è precedentemente detto possiamo riassumere dicendo che due sono stati gli ultimi due capitoli del processo di individuazione universale:

1. Il processo di ominizzazione

2. Il processo di umanizzazione

Giunti però al 1895 data con cui convenzionalmente si fa iniziare la storia del movimento psicoanalitico si comincia ad entrare sia pure ancor timidamente non osandosi discostarsi dal processo di umanizzazione, che è come navigare ancora sottocosta e non in mare aperto,  nel nuovo processo di transumanizzazione.

3. Il processo di transumanizzazione

Oltre la noosfera: la psicoanalisi ultimo brano della storia universale
La storia del movimento psicoanalitico inizia e si fonda con le prime elaborazioni di Sigmund Freud della teoria della legge del tabù universale dell’incesto simbolico. Questa teoria presume un desiderio incestuoso o tendenza alla simbiosi. Questa fantasia simbiotica che è ben illustrata del “mito dell’Eden”  ha trovato storicamente come sua unica soluzione nell’edipizzazione la sua unica modalità di iniziazione alla socialità e alla civiltà il che significa ribadire il “principio di autorità” come destino ineluttabile per quanto possa essere reso meno rigido. La spiegazione di questa ineluttabilità la dà lo stesso Freud quindi fin dall’inizio di questa nuova via di conoscenza, quando pur innalzando un inno al Dio Logos quale impossibile salvezza, e ribadendo nello stesso tempo anche il più  realistico aut-aut tra barbarie e civiltà, in “Psicoanalisi terminabile e interminabile” un testo fondamentale di Sigmund Freud, il padre della via di conoscenza psicoanalitica individua proprio nella dimensione materiale dell’essere quel capolinea della via di conoscenza psicoanalitico oltre il quale anche alla psicoanalisi è proibito avventurarsi.  E’ proprio nel momento in cui la psicoanalisi giunge a questa consapevolezza deponendo le armi ripetto all’essere della natura materiale, che invece proprio in natura si dà inizio all’ultimo capitolo della storia della natura: il processo di transumanizzazione, la nascita dell’oltre-uomo, della super-umanità o nuova umanità, come si preferisce chiamare la nuova forma vivente in gestazione in questo ultimo scenario storico della fine dei tempi.

Un avvenire per la Relazione

– Freud Jung Montefoschi –

A partire da una ermeneutica del sogno fino ad una teoria del tabù universale dell’incesto simbolico chiave di volta di una nuova rivoluzione scientifica

Ecco come inizia la storia che stiamo per raccontarvi, la storia della psicoanalisi: tutto inizia nel 1895 quando uno sconosciuto medico viennese specialista in neurologia immaginando scherzosamente una lapide commemorativa dell’evento che avrebbe dato inizio all’impresa giunta fino a noi e che va oltre, scriveva in una lettera ad un amico anch’egli medico:

In questa casa il 24 luglio 1895

al dottor Sigmund Freud

si svelò il segreto del sogno.

die_traumdeutung

Nel 1899 viene data alle stampe “L’interpretazione dei sogni” un testo fondamentale della vasta bibliografia di Sigmund Freud che rappresenta anche il punto di arrivo della sua autoanalisi iniziata anni prima e che inaugura così una nuova e moderna via di conoscenza.

Di questo libro, pietra miliare della storia del movimento psicoanalitico, così Freud scriveva:

Durante i lunghi anni in cui mi sono occupato dei problemi delle nevrosi, sono stato spesso assalito da dubbi e talvolta scosso nelle mie convinzioni. Ma ogni volta “L’interpretazione dei sogni” mi restituiva la certezza.
(Sigmund Freud – Prefazione alla II edizione de L’interpretazione dei sogni)

Ritorneranno i dubbi ma Freud conoscerà adesso la strada maestra per muoversi verso il raggiungimento della vera scienza.

Si tratta di una teoria del sogno nella quale lentamente prendono forma i concetti fondamentali della psicoanalisi: l’inconscio, la libido, proiezione (transfert) e rimozione: è così che all’insaputa degli stessi protagonisti delle vicende, la crisi del “Pensiero Uno” apertasi con il dopo Hegel muove velocemente i passi verso una sua soluzione.

L’interpretazione dei sogni dopo Jung

Anche il sogno è considerato all’interno della problematica dei contrari. Esso non è come per la psicoanalisi [freudiana], l’espressione deformata di un desiderio rimosso, bensì la descrizione , mediante linguaggio simbolico, della situazione inconscia in rapporto a quella conscia del sognatore. In questo senso il sogno ha una funzione compensatoria, quando rivela all’individuo l’atteggiamento mancante o antitetico alla coscienza, e una funzione prospettica quando addita la possibile soluzione di un conflitto. Il sogno viene quindi interpretato sia in senso causalistico, in quanto determinato dalla situazione conscia dell’individuo, sia in senso finalistico, in quanto tende a modificare la stessa situazione conscia; sia sul piano oggettivo, quale riferimento a personaggi e vicende reali della vita del sognatore, sia sul piano soggettivo, quale raffigurazione di elementi psichici e vicende interiori del medesimo; e infine sia sul piano dell’incoscio personale, sia sul piano dell’inconscio collettivo, in quanto una problematica personale, nel momento in cui coincide con una problematica universalmente umana, può esprimersi nel sogno o con simboli esplicitamente archetipici, o con siboli attinenti alla realtà quotidiana del soggetto, ma che si muovono entro motivi mitici.

(Brano tratto dalla voce “Psicologia analitica” dell’Enciclopedia Europea Garzanti IX vol. curata da Silvia Montefoschi e Francesco Ruffini, 1984)

961. Il compito già realizzato della psicoanalisi

973. Dalla dimensione psichica-materiale alla nuova dimensione del pensiero puro

971. L’intero e l’intero vero

944. Il concetto di Soggetto in psicoanalisi come altro dall’Io

948. La psicoanalisi e la fine della filosofia

Sigmund Freud e la legge del tabù dell’incesto come teoria della conoscenza

– Evoluzione della coscienza e legge del tabù universale dell’incesto simbolico

986. Orgasmo e verità

983. Cosa è verità?

982. Discorso sulla verità

La legge del tabù dell’incesto simbolico dopo Sigmund Freud: Carl Gustav Jung

Alle radici del dissidio Freud-Jung: l’interpretazione del desiderio incestuoso e dell’apparentemente risolutiva per Freud vicenda edipica

Nel 1912 apparve il saggio di Jung “La libido: simboli e trasformazioni”. Si presentò immediatamente come il libro della discordia, poiché presentava una nuova concezione della libido e delle sue trasformazioni che si riassume in quella che sarebbe diventata la nuova impostazione teorica e clinica eretica di Jung: la concezione dell’incesto simbolico.
Per Jung, infatti, il limite di Freud relativamente alla tematica fondamentale dell’incesto è quello di attenersi ad una interpretazione meramente letterale del desiderio incestuoso, palesando così la sua incapacità di cogliere al di là di una interpretazione concretistica il significato spirituale dell’incesto in quanto simbolo.

Un ponte tra psicoanalisi e scienza fisica: il concetto in Jung della libido come energia

Nella nuova concezione della libido in Jung, questa, intesa semplicemente come energia psichica, avrebbe dovuto fare da ponte tra la psicoanalisi e le nuove scienze della fisica.

« Concepivo la libido come il corrispondente psichico dell’energia fisica, e quindi, più o meno, come un concetto quantitativo, che perciò non avrebbe dovuto essere definito in termini qualitativi… non intendevo più parlare di istinti di fame, aggressivi, sessuali, ma considerare tutti questi fenomeni come manifestazioni diverse dell’energia psichica. »
(“La libido: simboli e trasformazioni” – Carl Gustav Jung)

« Anche in Fisica parliamo di energia e delle sue varie manifestazioni, come luce, calore, elettricità, etc. Lo stesso vale anche per la psicologia… Se concepiamo la libido come energia, possiamo averne una visione abbastanza unitaria… M’interessava stabilire anche per la psicologia un’uniformità simile a quella che nelle scienze naturali esiste come generale energetica. »
(“La libido: simboli e trasformazioni” – Carl Gustav Jung)

Come si sa, in seguito Jung elaborò un altro concetto che potremmo definire un ponte tra la psicoanalisi e le nuove concezioni della fisica che andavano maturandosi nei primi del Novecento: il concetto di sincronicità, anch’esso ulteriore rottura con il principio di causa-effetto tipico del metodo scientifico oggettivante utilizzato nel modo di elaborarazione della psicoanalisi freudiana.

Pregiudizi sul significato della sessualità nella teoria psicoanalitica di Jung

In seguito si diffuse una vulgata semplificata della concezione junghiana della libido, tanto che Jung ebbe a lamentarsene:

« È un errore assai diffuso ritenere che io non veda il valore della sessualità. Al contrario, essa ha gran parte nella mia psicologia, come un’espressione essenziale – sebbene non la sola – dell’intera psiche. Ma il mio obiettivo principale è stato di investigarne – al di là del suo significato personale e della sua funzione biologica – l’aspetto spirituale e il significato numinoso, e così di chiarire ciò che affascinava tanto Freud, senza che egli sapesse coglierne il valore. I miei pensieri su questo argomento sono contenuti nei miei lavori “La psicologia del Transfert” e “Misterium Coniunctionis”. La sessualità è della massima importanza come espressione dello spirito ctonio, poiché questo è l'”altra faccia di Dio”, il lato oscuro dell’immagine divina. »
(“Ricordi, sogni, riflessioni” – Carl Gustav Jung)

Ulteriori precisazioni di Freud sul carattere sessuale della libido detto anche “dogma della chiesa freudiana”

Freud sarebbe tornato sulla questione in “Introduzione alla psicoanalisi”, in cui polemizzava apertamente con Jung:

« È evidente […] che c’è poco da guadagnare accentuando, secondo il modo di procedere di Jung, l’unità originaria di tutte le pulsioni e chiamando “libido” l’energia che in tutte si manifesta. Dal momento che non c’è artificio che riesca a eliminare la funzione sessuale dalla vita psichica, ci vediamo costretti a parlare di libido sessuale e di libido asessuale. Il nome libido va pertanto impiegato per designare esclusivamente le forze pulsionali della vita sessuale, come finora abbiamo fatto. »
(Introduzione alla psicoanalisi – Sigmund Freud)

L’impressione, comunque, anche alla luce degli sviluppi futuri dei due orientamenti psicoanalitici principali, è che dietro questa diatriba sulla natura della libido ci fosse un disaccordo più profondo, cioè due modi diversi di intendere il desiderio incestuoso e il relativo tabù della vicenda edipica.

In parte proprio grazie a Lacan in particolare che paradossalmente proponeva un “ritorno a Freud” le distanze tra i due modi di intendere la vicenda universale incestuosa edipica tra freudiani e junghiani si sono abbreviate dato che anche i freudiani lacaniani la intendono come iniziazione al processo di socializzazione e di soggettivazione.  Resta comunque divergente la soluzione: reazionaria e autoritaria quella lacaniana di edipizzazione forzata e più rivoluzionaria quella junghiana che supera ugualmente la fantasia incestuosa del ritorno all’Eden pre-linguistico non grazie al “NO(me) del padre” ossia di un sociale edipicamente normalizzato (la civiltà ma anche l’interdipendenza) ma proprio grazie al “si del padre” che poi è un “nuovo nome del padre”, ossia di un nuovo sociale post-edipico pertanto non più interdipendente e quindi non più necessariamente autoritario e gerarchizzato nei ruoli delle relazioni parentali che forgiano i copioni delle recite dell’edipo sempre uguali a se stesse in tutte le varianti possibili.

Il pessimismo di Freud subalterno all’epistemologia positivista, che è un pessimismo sulle risorse umane malgrado la sua invocazione salvifica di un Dio-Logos, beninteso come altro dal pensiero religioso, ritorna dopo le rielaborazioni più sofisticate  lacaniane, anche in questa nuova versione della psicoanalisi originaria.  Ma anche Jung che pure riteneva di superare il desiderio incestuoso proprio affermandolo e non negandolo, ha avuto i suoi limiti.

943. I limiti della visione junghiana

Tuttavia proprio lo stesso Jung al tramonto della sua vita terrena nella sua autobiografia scrisse che se la sua risposta al problema non fosse stato soddisfacente sarebbe rinato qualcuno con il suo stesso karma e aggiunse “forse io stesso” che avrebbe ripreso il problema e avrebbe elaborato una nuova soluzione più soddisfacente.

Jung del resto aveva allertato i suoi lettori, pazienti e allievi che era pericolosissimo identificarsi al Sè in quanto il rischio era proprio di inflazionare l’io e di avviarsi con una tale identificazione verso una psicosi. Ma è invece un tale consiglio che la psicoanalista Silvia Montefoschi non ha ascoltato ma questo non gli ha procurato una psicosi.

Come mai? Ritengo che una volta che si superi veramente l’antroporiferimento che poi è la vera radice di ogni egoriferimento, varcata tale soglia non si ha più nulla da temere per ciò che riguarda la propria salute mentale ma l’antroporiferimento beninteso va superato veramente e non semplicemente credere di averlo superato.

Ecco spiegato perchè Silvia Montefoschi ha potuto non soltanto subordinare l’Io al Sè ma identificarsi totalmente con il Sè senza perdere la ragione come invece temeva ancora Jung che pur riteneva che occorresse subordinare l’Io ad una identità più universale pena alienarsi dal significato.

L’ultimo psicoanalista: Silvia Montefoschi

457. Il concetto di “coniunctio” in Jung e Silvia Montefoschi

960. La concezione dell’anima in Silvia Montefoschi

964. Il soggetto in Hegel e in Silvia Montefoschi

IL CINQUE

IL SOGGETTO DUALE o SUPER-ELETTRONE

(GiovanniSilvia archetipo vivente)

trittico-3

La fine del mondo o apocalisse

“Io sono l’alfa e l’omega il vivente”
(Apocalisse di Giovanni)

“Quando l’uomo e la donna
si incontrano
al di là dello spazio e del tempo
il cielo discende in terra
e la terra ascende in cielo
sì che l’alto si fa come il basso
e il basso si fa come l’alto
e il pensiero si unisce alla vita
e la vita si unisce al pensiero.
E i due
nell’abbraccio amoroso
si conoscono
e si riconoscono
in Coloro che Sono
già da prima che il mondo ci fosse.”
(Silvia Montefoschi, 2009)

978. Dizionario: A come Apocalisse

945. La destabilizzazione del soggetto riflessivo individuale

981. Il concetto di “Dio” e l’Oltre la psicoanalisi

972. Dalla consustanzialità all’identicità

Dopo l’apocalisse

947. La vita eterna

Tutti gli articoli:

988. Il capolinea dell’evoluzione “hardware”  (novità)

987. Evoluzione della coscienza e legge del tabù universale dell’incesto simbolico  (novità)

986. Orgasmo e verità

985. Equivoci sull’intersoggettività

984. Il Logos in Giovanni il Teologo (aggiornato)

983. Cosa è verità?

982. Discorso sulla verità

981. Il concetto di “Dio” e l’Oltre la psicoanalisi

980. Teatro e psicoanalisi

979. Nel I° anniversario della nascita dell’Oltre

978. Dizionario: A come Apocalisse

977. Esodo e sogno diurno

976. La psicoanalisi e gli ex(tra)terrestri

975. L’uovo e lo spermatozoo

974. Consistenza è convergenza

973. Dalla dimensione psichica-materiale alla nuova dimensione del pensiero puro

972. Dalla consustanzialità all’identicità (aggiornato)

971. L’intero e l’intero vero (aggiornato)

970. Storia universale e storia del pensiero

969. L’uscita irreversibile dallo stato di natura simbiotico-univoco

968. Salvare l’anima: discorso sull’anima e la memoria

967. Storia della filosofia e storia del pensiero

966. Realtà parallele e teoria dell’evoluzionismo parallelo

965. Scienza come il “sapere del legame” dunque Teologia

964. Il soggetto in Hegel e in Silvia Montefoschi

963. Dall’uno all’uno oltre l’universo (recensione)

962. Piano naturale e piano simbolico della vita

961. Il compito già realizzato della psicoanalisi

960. La concezione dell’anima in Silvia Montefoschi

959. La sintassi della lingua universale

958. In principio era la parola

957. Salute mentale e separazione soggetto-oggetto

956. Tutto è vanità

955. La donna dell’Apocalisse

954. L’empirismo radicale di Giovanni Evangelista

953. L’ermeneutica del sogno (aggiornato)

952. Pensiero Uno e materia nera

951. Parlare, comunicare: ma a chi?

950. Memoria e materia

949. Psicologia e Chimica

948. La psicoanalisi e la fine della filosofia

947. La vita eterna

946. Psicologia, Psicoanalisi, Filosofia, Scienza o Teologia?

945. La destabilizzazione del soggetto riflessivo individuale

944. Il concetto di Soggetto in psicoanalisi come altro dall’Io

943. I limiti della visione junghiana

942. Elettrone e super-elettrone: l’evoluzione di Dio

941. Incontri con Silvia Montefoschi

940. Soggettività e oggettività

606. Gli universi paralleli non esistono

457. Il concetto di “coniunctio” in Jung e Silvia Montefoschi (aggiornato)

442. Si tratta di preferenza o di costrizione?

Nell’attesa che il lavoro di ripubblicazione delle versioni definitive di tutti i miei articoli su questo sito web prosegua, per chi è interessato sono comunque disponibili alla consultazione questi stessi articoli in facebook dove li ho pubblicati in prima versione anche se sono già stati più volte rivisti e corretti nella misura in cui la ricerca prosegue e quindi la visione si fa più coerente, rigorosa e in definitiva più chiara.

Il secondo volume della “Recherche” di Andrea Morelli
L’opera suddivisa in due volumi ha come titolo complessivo “Alla ricerca delle radici dell’uno – Il mistero degli eterni amanti” di cui questo “Cantare l’uno vero – poesie canzoni”  peraltro l’unico finora già pubblicato, preceduto da una  presentazione della stessa Silvia Montefoschi a cui aveva già anticipato il progetto, costituirebbe il secondo volume. Il primo volume ancora in progetto si intitola “Storia e relazione” e ha come sottotitolo “L’emancipazione della relazione quale principio ontologico dalla storia divenuta infine ontologicamente insignificante” e praticamente sarebbero questi stessi articoli presenti in questo sito web ulteriormente rielaborati a formare un disegno unitario.

“Presentazione della poetica di Andrea Morelli” di Silvia Montefoschi, agosto 2010

“Lettera al webmaster” di Silvia Montefoschi, 18 maggio 2010

– Una nota sugli scritti di Andrea Morelli

Una nota sulla “Presentazione della poetica di Andrea Morelli” di Silvia Montefoschi

“E le cose di prima sono passate” (Apocalisse di Giovanni)

“E le cose di prima non sono mai state” (Nuova Apocalisse di GiovanniSilvia)

ANTEPRIME DEI LAVORI IN CANTIERE

Per chi è interessato ai miei elaborati può accedere a nuova e ulteriore documentazione, informazione e nuove elaborazioni in merito a questo indirizzo di ricerca. Pubblico pertanto qui di seguito anche i link ai luoghi di internet, in questo caso si tratta di pagine facebook, dove tengo le bozze dei nuovi elaborati, che pertanto possono così essere visionati in anteprima:

 

ALLA RICERCA DELLE RADICI DELL’UNO – IL MISTERO DEGLI ETERNI AMANTI

1. STORIA e RELAZIONE – L’emancipazione della relazione dalla storia divenuta infine ontologicamente insignificante

2. CANTARE L’UNO VERO – poesie e canzoni

Silvia
Last Update: 14 luglio 2014
Webmaster: Andrea Morelli

15 Risposte to “Home Page”

  1. Centro Studi Teologici "il prototipo" - Logica Unitaria Network Says:

    Questo sito web dedicato alla “nuova logica unitaria propria al pensiero uno oltre la psicoanalisi” ha avuto la sua preistoria su questo altro sito:
    http://laboratorioricercheevolutive.wordpress.com
    Da qui prese spunto infatti l’idea di questo nuovo sito. Molto del suo materiale è già stato trasferito su questo nuovo spazio web che per una comprensione più immediata di che si sta parlando ha nel titolo il nome del medico psicoanalista, Silvia Montefoschi, a cui si deve maggiormente questa nuova via di conoscenza nata come punto di arrivo e continuazione della precedente via di conoscenza psicoanalitica.
    Tutti i documenti presenti nel vecchio sito il cui nome originale della pagina era “Silvia Montefoschi: documenti in rete”, sono stati rivisti, corretti e migliorati sia nella forma che nel contenuto per una maggior aderenza alla nuova Logica Unitaria.
    Nuovi documenti sono stati aggiunti e nuovi altri si aggiungeranno nel tempo del Processo di Individuazione Universale dato che per noi non sono i singoli individui che si individuano ma è solo l’Unico Individuo che solo può individuarsi essendo Egli o meglio Loro (i due termini del Principio Dialogico) l’unico Essere vivente: l’infinitamente vivente, che era, che è e che sempre sarà, la persona dell’Uno-Duale.

    Andrea Morelli

  2. Maurizio D'Antonio Says:

    Ciao Andrea, grazie per gli spunti che hai inserito sul pensiero di silvia e anche di Grazia Apisa. Volevo segnalarti che i link alle pagine della casa editrice Golden Press sono da modificare, poiché la casa editrice ha modificato la struttura del sito. Sono sicuro che ti possa far piacere leggere l’ultimo libro di Grazia intitolato “L’incontro”. E’ uscito a febbraio con la Golden Press ed è sempre un libro di poesia. Con affetto
    Maurizio

  3. Grazia apisa gloria Says:

    Caro Andrea, il tuo sito WordPress è veramente aggiornato e rispecchia la tua autenticità che ho avuto modo di conoscere personalemente.Ne ho avuto notizia da un allievo e dalla stessa Silvia , così ho potuto vederlo e visitarlo.Grazie!
    volevo anche informarti che ,dopo le mie opere da te citate, nel 2007-2008 -2009 ho pubblicato con la Golen Press una raccolta di 8 libri intitolata IL DIALOGANTE ,tra cui NELL?ATTIMO ETERNO-Lamore che non morirà,che trattail mio incontro con S.Montefoschi ,il lavoro dei due seminari 87-88 con lei e G.Gnesotto, il percorso ultimo con Silvia attraverso i sogni e brevi sintesi della sua opera. Nel febbraio 2009 è uscito il mio libro l’Incontro e al momento sto per ultimarne uno a più voci La LUCE DEL SILENZIO .
    Se tu hai dei tuoi scritti poetici o tue riflessioni su questo tema ,che
    tratta la luce del Pensiero, puoi inviarmeli con allegato via mail .
    Sei in me con SILVIA e tutti coloro che vivono nellamore reciproco intersoggettivo,nellUno.Ti abbraccio.Telefonami , mi piacerebbe darti o spedirti i miei nuovi libri Con infinito amore GRazia

  4. monica cambiaghi Says:

    Buona sera,
    desidero tanto poter acquistare la videocassetta delle due opere teatrali di Silvia Montefoschi:

    1) La storia vera dell’amore ovvero la vera storia di Dio – Come fu che dio divenne l’uomo e l’uomo divenne dio” [Opera in due atti – Soggetto e sceneggiatura di Silvia Montefoschi, musica di Giuseppe Lo Forte] (1998)

    2) “Lucifero dinamica divina” [Opera in due atti – Soggetto e sceneggiatura di Silvia Montefoschi, musica di Giuseppe Lo Forte]

    E’ da parecchio tempo che le sto cercando invano. Potreste aiutarmi dicendomi dove e come posso acquistarle?
    Grazie infinite per la vostra risposta.
    Monica Cambiaghi

  5. Massimo Rebagliati - Maura Rossi Says:

    Questo non è un commento, ma una precisazione e un ringraziamento.
    Abbiamo notato una citazione nel vostro sito che ci riguarda.
    Dal momento che il nostro sito è in continua costruzione, vi segnaliamo un cambiamento da inserire nella vostra citazione. Il nuovo link è il seguente:
    http://www.psicologiainliguria.it/index.php/voglio-fare-delle-cose-e-delle-robe/
    Cogliamo l’occasione per ringraziare per la citazione e per la soddisfazione nell’incontrare compagni di viaggio che usano strumenti (non solo telematici) simili.
    Massimo e Maura

  6. Alba Giorgetti Says:

    ri-conosco il grande lavoro che anche attraverso Andrea è stato portato avanti.
    Posso solo dire “infinitamente grazie” ad Andrea per l’amore della conoscenza che porta in sè che è lo stesso amore che ognuno di noi ri-conosce in sè.
    In ognuno di noi è la consapevolezza del Pensiero UNO, e ciascuno incontra l’Altro sincronicamente.
    Felice di ri-conoscerti.
    Un abbraccio
    Alba

  7. Kevin Says:

    Salve, avrei necessità di un contatto mail della dott.ssa Montefoschi, qualcuno mi può aiutare?
    Grazie

    Kevin

  8. Adriana Tanese Nogueira Says:

    Cari,

    vorrei sapere chi è il responsabile di questo blog.

    Mi considero una “vecchia” allieva di Silvia. Nel 1994 sono emigrata in Brasile, mio paese di nascita. Oggi vivo negli USA. Ho sviluppato un lungo percorso in Brasile (relativo a donne e maternità, in particolare al parto), che continuo a portare avanti da qui. Gestico ed insegno in corsi internazionali per i paesi di lingua portoghese e spagnola. Oggi, posso finalmente cominciare a parlare apertamente di Silvia, poiché ho creato il pubblico.

    Appena posso, tradurrò in portoghese la pagina di Silvia in Wikipedia.

    Vorrei stabilire un contatto e farvi sapere che oltre oceano Silvia “è viva”.

    Cordialmente

    Adriana Tanese Nogueira

  9. hubyAduff Says:

    Hello, it really interesting, thanks.

  10. Fabrizio Says:

    Un lavoro importante, unico;manifestazione del dirsi del pensiero uno in chi con esso sa di coincidere in tutta la sua esistenza.
    Un forte abbraccio ed un ringraziamento ad Andrea.
    Fabrizio

  11. vigrx Says:

    To love rightly is to love what is orderly and beautiful in an educated and disciplined way.
    Quotation of Plato

  12. Maria Ventura Says:

    Caro Andrea,
    ci siamo incontrati attraverso facebook grazie alla sincronicità dell’amore e, da allora, non smetto di leggere quanto l’amore in te dice.
    Grazie a lui, allora!
    e grazie a noi, che non siamo altro da lui!
    Grazie a ciò che è!
    Un caro abbraccio
    Maria

  13. Long Schrenk Says:

    I have really enjoyied reading your well written article. It looks like you spend a lot of effort and time on your blog. I have bookmarked it and I am looking forward to reading new articles. Keep up the good work!

  14. Sergio Bertolotto Says:

    Voglio piu informazione di pensiero uno, vivo in Cile, ho simpatia per vostra idea, ma ho molti anni come per viaggiare e vorrei scrivere direttamente a Silvia Montefoschi.

  15. Emanuela Says:

    Complimenti e grazie, l’amore per la conoscenza risuona potente.
    Emanuela

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