953. L’ermeneutica del sogno

“Questo modo del pensiero
di pensarsi fuori di sé
s’era fatto palese
negli ultimi decenni
al pensiero stesso che
dopo aver per millenni
pensato appunto sé
nel pensato
come se questo
fosse altro da lui
quale soggetto pensante
era arrivato a mettere a fuoco
il metodo del suo pensarsi
imboccando così
la nuova e definitiva via
della conoscenza di sè
che coincideva
necessariamente
con il nuovo metodo
del conoscere se stesso
da parte dell’uomo
metodo cui era stato dato
il nome di psicoanalisi

Proprio lungo questa via
si era venuta scoprendo
la dinamica della proiezione
che consisteva
in quel porre fuori di sé
da parte del soggetto pensante
il proprio pensiero
che acquistava ai suoi occhi
il sembiante di una realtà oggettiva
non essendo egli cosciente
che si trattava viceversa
d’un suo pensato
e questa dinamica
che era poi la stessa
del conoscersi dell’essere
si era svelata anche
e necessariamente
come il fondamento
della ermeneutica del sogno

Stante questa ermeneutica
il sogno rendeva evidente
al sognatore
la sua vicenda interiore
e gli spiegava così il perchè
del suo comporatmento nella veglia

Era dunque il sogno
la realtà sostanziante
la vicenda esistenziale umana
ed il comportamento dell’uomo
allo stato di veglia
ne era la manifestazione

Ma se il sogno
era la proiezione del pensiero
fuori del soggetto pensante
che non sa di sé come tale
proprio così come l’esistente
era la proiezione dell’essere
fuori di sé
quale suo solo modo di conoscersi
e se la realtà del sogno era
per chi sogna
proprio quella vera
nulla impediva di ammettere
che la realtà della veglia
fosse un sogno
da cui non ci si sveglia
e se così era
i soggetti umani
che attribuivano al loro stato di veglia
valore di realtà
che la distingueva dal sogno
quale situazione irreale
erano invece
immagini oniriche
nelle quali si era venuto ad
identificare
un altro soggetto sognante
che non sapeva di sé come tale

Ma chi sarebbe stato
in tal caso
il sognatore che
nel sognar se stesso
aveva sognato
fino a quel momento
la storia dell’intero universo?

Non poteva essere altri
che un soggetto pensante
che era prima che il mondo ci fosse
quale suo pensato

Del resto
questo primo pensante
aveva già detto di sé
in quell’uomo che
riconoscendolo in se stesso
così di lui aveva parlato

‘In principio era il pensiero
e il pensiero era presso il dio
e dio era il pensiero
Questo era in principio presso il dio
Tutto è venuto ad essere
attraverso esso
e senza di esso
nulla venne ad essere
di ciò che è venuto ad essere’

Poiché colui che ciò disse
era il pensiero stesso che
fattosi per la prima volta
consapevole di sé
nella consapevolezza dell’uomo
aveva detto di sé
quanto egli aveva detto
era indubitabilmente veritiero”
(Silvia Montefoschi, “La rivoluzione radicale del reale”, 1996, cit. pag. 228)

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