Nè doverismo nè passività

La questione del lavoro come già abbiamo avuto modo di chiarire verte essenzialmente il lavoro alla modalità più adeguata ed efficace a trattare la memoria che ancora fa resistenza all’uscita definitiva una volta per tutte dalla storia della preistoria del Verbo e dalla sua ormai obsoleta evolutivamente parlando logica della separazione tra l’uno e l’altro del Discorso.

“Una volta si diceva:
chi non ricorda il passato è costretto a ripeterlo.
Adesso si dice:
chi ricorda il passato
avendolo già visto
è costretto a ripeterlo.

Ciò che oggi tratta
è il non ritrattare il già trattato
né ciò che ancora non tratta.”

(F.Raggi, “La vita vera nella realtà quotidiana”, 2011, cit. pag. 37)

Lavoro dunque, sì è un lavoro, con tutta la fatica e l’impegno che ogni lavoro necessitano compreso anche il dolore inerente al necessario completamento del percorso ma deve essere chiara una cosa:

Fino a che… e non affinchè…

Un lavoro “fino a che…” e non un lavoro “affinchè”:
la storia è finita infatti e non c’è più vera creazione ma solo ripetizione in tante varianti dell’unica e vecchia logica della separazione soggetto/oggetto, insomma la vecchia forma della vita, la logica sociale interdipendente, il mondo della separazione tra i due termini del principio dialogico che ormai sono più solo nel relazioanrsi intersoggettivo e non abitano più l’interdipendenza universale.
Che sia chiaro e non si equivochi: il lavoro, tutto il lavoro è già terminato. Il vero lavoro dell’universo infatti già da tempo è terminato con la produzione di una nuova umanità, nuova umanità che deve morire alla memoria che ancora porta in sè di tutta la sua storia di interdipendenza.
E’ vero quindi che il lavoro è già terminato ma nello stesso tempo c’è ancora da lavorare.
La memoria della logica interdipendente che ha fatto tutta intera la storia dell’universo vuole sopravvivere ma già non è più.
Teilhard de Chardin teologo evoluzionista parlava di “consistenza” che riteneva essere proprio la caratteristica di tutto ciò che convergeva ma la logica interdipendente oggi e solo oggi è tutto fuor che convergente quindi è, e diviene sempre più inconsistente.
Ma se vogliamo rimanere coerenti e saldi nella nuova logica relazionale intersoggettiva che fonda la nuova coscienza unitaria appena nata occorre rimanere consapevoli che anche questa memoria non è altro da noi ma è comunque ancora noi stessi per cui è necessario pazientare nel mantenersi vigili nella presenza riflessiva e “trattare questa memoria sin che tratta così come tratta sino a che, anche se non possiamo sapere nè quando né come, si esaurira.”

Amen.
“E le cose di prima non sono mai state”

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