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952. “Pensiero Uno” e “materia nera”

05/03/2014

Sommario: il “Pensiero Uno oltre la psicoanalisi” e la problematica astrofisica della “materia nera”.

 

“[...] mentre nell’ambito della fisica si sa che esiste una materia che, pur avendo le stesse caratteristiche di quella che compone le forme percepibili dai cinque sensi e dai loro prolungamenti ovvero gli strumenti, tuttavia non viene sensorialmente percepita tant’è che viene chiamata materia nera, ugualmente si sa che nel mondo interno al soggetto umano si danno forme di conoscenza che non hanno nel mondo esterno il loro corrispettivo in forme che possono essere avvertite dai cinque sensi come concretamente esistenti. Si tratta delle cosiddette visioni del mondo che abbracciano dimensioni sempre più totalizzanti del reale e che si manifestano in teorie, siano esse scientifiche, filosofiche, religiose o politiche che non possono certo esser colte dai cinque sensi come oggetti concreti.

Eppure anche queste conoscenze presentano le stesse caratteristiche della massa, sia immateriale sia materiale, in quanto anche in esse la tensione conoscitiva dell’essere viene fermata in sistemi di pensiero conclusi, opacizzata come un pensato altro dal soggetto pensante e frammentata nella molteplicità delle visioni tra loro separate.

E anche questa forma di conoscenza si distingue in massa immateriale, che si dà fintanto che la visione del mondo resta inespressa e quindi all’interno del soggetto umano in cui è stata elaborata, e in massa materiale che si dà già subito nel momento in cui la stessa visione viene espressa dal soggetto umano entrando a far parte del patrimonio di conoscenza dell’umanità.

Sembra, ad un primo approcio al tema in questione, che sia estremamente difficile se non impossibile comprendere che cosa è che differenzia, quanto alla percezione, una concezione religiosa, un sistema filosofico, una teoria scientifica, da una chiesa, un libro, un computer se sono tutte ugualmente materiali.

Ma la difficoltà viene superata se non si cerca una costante in riferimento all’oggetto della percezione, ma la si cerca nell’organo di senso che deve percepirlo.

Le forme concrete del mondo vengono percepite attraverso i cinque sensi i quali sono sensibili agli stimoli soltanto entro una gamma di frequenze e non sono pertanto atti a percepire le forme di conoscenza teorica, anche se materiali, in quanto esse raggiungono il soggetto pensante con una frequenza, che è quella delle onde del pensiero, che si dà al di là della gamma di frequenze cui i recettori sensoriali sono adeguati.

E se il soggetto umano non percepisce la frequenza delle onde del pensiero, provenienti proprio dalleforme di conoscenza teorica materializzata nel mondo esterno, è perchè non riconosce in sè l’organo di senso atto a percepirle. E se non riconosce in sè l’organo di senso atto a percepire una forma dell’essere, non può neppure sapere dell’esistenza reale concreta della stessa.

E ciò avviene perchè il sistema di conoscenza del soggetto umano è quello del soggetto riflessivo individuale il quale, non vedendo ancora se stesso da un punto di vista più elevato di visione, non si riconosce per quello che egli veramente è: pura funzione riflessiva, ovvero puro pensiero e quindi non riconosce in sé l’organo di senso del pensiero (il cosiddetto sesto senso) l’unico atto a veder le forme del pensiero.

E ciò ancora perché solo il pensiero può vedere il pensiero, in quanto, muovendosi esso ad una velocità che è al di là di ogni misurabilità spazio temporale, non può essere percepito dagli organi dei sensi, che registrano solamente intensità di frequenza che si danno entro i limiti dello spazio e del tempo.

Allora se il soggetto riflessivo individuale si portasse su un piano più elevato di visione, che è quello della super-riflessione, e il soggetto umano arrivasse così a porre la propria identità nella pura funzione riflessiva, che è appunto il pensiero che vede il pensiero, sempre il soggetto umano vedrebbe le forme di conoscenza teorica come forme del pensiero concretamente esistenti ma liberate dalla loro materialità e in quello stesso istante tutte le forme materiali dell’essere, che strutturano l’universo, si rivelerebbero come tappe nelle quali la dinamica del pensarsi del pensiero ha fermato se stessa nei successivi pensati di se stessa e la dimensione materiale dell’essere, che chiude l’universo nella sua finitudine, si dissolverebbe, esssendo la materia pensiero oggettualizzato dal soggetto pensante che pone se fuori di sé come fa ancora il soggetto riflessivo individuale.”

(S. Montefoschi, B. Pietrini, F. Raggi “Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi”, 2009, Zephyro Edizioni, da pag.313 a pag.315)

Gli autori proseguono trattando della necessità della co-riflessione per realizzare quella nuova soggettività propria alla super-riflessione.


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