La dialettica della natura o dialettica dell’inconscio alla radice della formazione del simbolo

“[…] il processo di individuazione, che ancora a Jung si presentava come trasformazione individuale del singolo soggetto umano, si rivela come un processo che coinvolge la psiche universale nella sua globalità e che si esprime in maniera corale nel parallelismo tematico dei singoli processi individuali testimonianti la ‘Dialettica dell’inconscio’.
Questa visione è allargata in quel ‘Al di là del tabù dell’incesto’ dove si scopre che la dinamica formativa del simbolo, grazie alla quale, già secondo Jung, l’essere si dà forma riflettendo se stesso nell’uomo, si realizza, sempre nell’essere, ancora prima della funzione riflessiva propriamente umana; sicché l’inconscio si è venuto a presentare non più soltanto come il risultato del lavoro dell’uomo, bensì come il risultato di quel lungo processo di riflessione dell’essere su se stesso, grazie al quale l’essere stesso ha preso conoscenza di sé prima ancora del suo riflettersi nell’autocoscienza umana.
E’ qui che si realizza quel capovolgimento della concezione a tutt’oggi inequivocabile circa la conoscenza ‘oggettiva’ che l’uomo fa del reale, per cui si arriva a vedere che non è più l’uomo a parlare dell’essere, ma è l’essere che parla di sé nell’uomo.”

(Silvia Montefoschi, “Psicoanalisi e dialettica del reale”, 1984, cit. pag. 10-11)

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