La questione del femminile di dio e il superamento definitivo del nichilismo

La questione capitale del femminile di dio e il superamento definitivo del nichilismo. Lilith, Eva, Miryam e Silvia o della genealogia della vita alla più alta potenza quale vita eterna.

Nota raffigurazione della prima cellula cristica del corpo cristico: il Rabbi Yeschua di Nazareth con i suoi più stretti collaboratori: alla sua destra il cuore del Rabbi Giovanni figlio di Zebedeo che diverrà più noto con il nome di Giovanni Evangelista. Il cuore perchè l’intimo del Rabbi e destinato ad essere il continuatore in verticale della prima coscienza cristica appena nata e quindi non ancora ad uno stadio avanzato di riflessione.

Altri che sono intorno al Rabbi o che lo saranno in seguito, saranno destinati invece, e  anche questo fu a suo tempo evolutivamente necessario, a diffondere in orizzontale più che ad approfondirla in verticale, la nuova coscienza.

L’evoluzione hardware infatti era già terminata da almeno 100 mila anni e l’evoluzione aveva comunque un’ultima via per proseguire ulteriormente: l’evoluzione della coscienza e fu così che nacque la noosfera dopo la biosfera.

Giovanni detto infine il teologo per antonomasia seppe inglobare alla nuova visione in una megasintesi la tradizione del “Libro” e l’esperienza vivente vissuta con il Rabbi di Nazareth e con sua madre Miryam teologa tanto quanto il figlio e fondatrice-radice della coscienza cristica ma in più seppe far tesoro del prezioso sapere filosofico prodotto dalla grecità e diede così al Logos un corpo concreto.

La concretezza è infatti la caratteristica di Giovanni che non significa avere la testa per terra ma solo i piedi, e concreto per Giovanni è solo la relazione al di là di tutti i discorsi astratti o cosiddetti “soprannaturali”: nota è infatti la sua presa di posizione avversa alle astrattezze dei cristiani di orientamento gnostico allora molto in voga tra i cristiani più colti e smaliziati.

La questione che vide su due fronti Giovanni da una parte e gli gnostici dall’altra riguardava proprio la passione e il vero dolore patito integralmente dal Rabbi di Nazareth.

“1Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi),quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta.”

(Prima lettera di Giovanni)

Così Giovanni, sorta di empirista radicale, per usare una terminologia epistemologica della filosofia contemporanea, non volle avallare le astrattezze “soprannaturali” delle tesi gnostiche con la sua autorevolezza derivatagli dal suo essere stato partecipe dell’evento fondativo, e malgrado l’alta stima che godeva negli ambienti gnostici dov’era citato come Aquila Spirituale e Teologo per antonomasia, Giovanni volle rimanere con i piedi per terra anche se solo con i piedi beninteso.

Questo era Giovanni, il Salvatore del Salvatore: simultaneamente concreto senza imbarcarsi in astratti voli puramente teorici avulsi dall’esperienza concreta e in pari tempo capace di un livello altissimo di intendimento simbolico del reale ovvero di capacità riflessiva applicata all’esperienza, a tutta l’esperienza e non solo a quanto sperimentato attraverso i soli cinque sensi,

Come Giovanni testimoniò del dolore reale della persona concreta del  Logos nella persona del Rabbi di Nazareth con il quale egli era tutt’uno, noi 2000 anni dopo malgrado l’enorme evoluzione della capacità riflessiva attuatasi nel frattempo, possiamo testimoniare della passione e del vero dolore di Silvia unita a Giovanni. E così come il Rabbi attraversato e piagato dalla sua memoria ebbe le braccia sorrette dalla fondatrice Miryam, nuova radice della coscienza di essere così Silvia nel suo travaglio fu sorretta fino alla fine affinchè portasse a compimento il processo di transumanizzazione, proprio dal Pensiero in persona con cui lei si era fatta tutt’uno ovvero Giovanni stesso andato nel frattempo oltre il suo essere stato sulla terra l’evangelista ed essere divenuto infine con la coniunctio finale con il femminile di dio, dio stesso in persona non più in croce finalmente.

In questa altrettanto nota foto di gruppo vediamo raffigurata un’altra cellula: la prima cellula psicoanalitica con al centro il dottor Sigmund Freud ebreo e discendente di rabbini. Alla sua sinistra il dottor Carl Gustav Jung  cristiano e figlio di un pastore protestante ch’era notoriamente il suo delfino destinato alla successione nella guida del movimento psicoanalitico internazionale.

Questa foto raffigura i due pionieri attorniati dai loro collaboratori nel corso del Congresso Internazionale del 1911.

Il dissidio seguente tra i due psicoanalisti dovuto alla pubblicazione da parte di Jung di un libro dal titolo “La libido: simboli e trasformazioni” (1912) non riguardò la quetione del cosiddetto “dogma sessuale” del “papa della nuova chiesa psicoanalitica” Freud come sostiene superficialmente la “vulgata” bensì riguardò la lettura psicoanalitica del desiderio incestuoso e della conseguente dinamica edipica che tale desiderio metteva in moto per salvaguardare l’ordine sociale e il livello di coscienza già raggiunto nel corso dell’evoluzione.

Per “dogma sessuale” in verità Freud intendeva la dialettica sessuale che considerava fondante e strutturante ogni formazione ideologica derivata.

Jung non ha mai messo in questione la dialettica sessuale ma ha messo in luce la direzione ovvero il vero significato di questa dialettica sessuale ed è infatti attorno ai due concetti di “processo di individuazione” e di “coniunctio” che si sviluppa la ricerca psicoanalitica con Jung.

Con Silvia Montefoschi il processo di individuazione si esplicita come processo di individuazione universale e l’evento della coniunctio non è più considerato un evento solo simbolico ma reale, concretamente reale. Tutto ciò presuppone anche concepire oltre ad un inconscio personale (Freud) e un inconscio collettivo (Jung) anche un inconscio universale (Silvia Montefoschi)

Possiamo dire in definitiva che Jung ha visto che Freud padre della psicoanalisi stava impedendo suo malgrado un ulteriore sviluppo della ricerca psicoanalitica ma Jung dopo aver salvato la ricerca psicoanalitica dalla sua interruzione rischiava di portarla tutta su un piano “simbolico” altro dal “reale” .

Come è arrivata a una simile concezione in grado di saldare il lavoro di Freud  con quello susseguente di Jung e infine il suo?

Applicando sempre il metodo psicoanalitico, l’interpretazione dei sogni suoi e delle persone che la sincronicità conduceva a lei: sogni che tra l’altro parlavano di superamento dell’egoriferimento e dell’antroporiferimento e di una trasformazione della relazione inclusa la relazione psicoanalitica dalla modalità interdipendente che ha fa norma al livello del sociale verso una nuova modalità intersoggettiva. Sogni che illustravano questa trafomazione della logica relazionale con immagini apocalittiche in quanto ponevano con le spalle al muro l’intero genere umano: catastrofe o rinnovamento.

Così lesse anche la stessa storia della psicoanalisi come il processo attraverso il quale tramite Freud e poi Jung e infine lei stessa la psicoanalisi stessa si individuava sempre più fino a vedersi in continuità con la coscienza cristica e quale preparazione ad un nuovo salto di coscienza oltre la stessa coscienza cristica: la nuova coscienza unitaria al di là del bene e del male.

Silvia Montefoschi è stata pertanto l’ultima psicoanalista che ha portato a compimento il lavoro iniziato dal pioniere Sigmund Freud e che Jung ha impedito che si ripiegasse sull’accettazione della dinamica edipica quale “guarigione” da un “infantile” desiderio incestuoso. Silvia Montefoschi però per certi versi è anche un ritorno a Freud rispetto a Jung e cioè al “dogma sessuale” o meglio alla dialettica sessuale, concreta e corporea in quanto la soluzione simbolica di Jung non può essere una soluzione soddisfacente a meno che non si consideri conseguentemente, coerentemente e radicalmente la realtà simbolica la vera realtà e non solo a parole ma nella vita quotidiana, reale, di tutti i giorni. Detto in altri termini la psicoanalisi non può essere un mestiere: uno psicoanalista part-time  o non significa niente o sarebbe uno schizofrenico se fosse possibile timbrare volontariamente il cartellino dell’impegno intersoggettivo come si fa negli altri luoghi del lavoro sociale.

La psicoanalisi è invece uno stile di vita anzi è la vita stessa perchè la psicoanalisi è l’unica relazione intersoggettiva in un mondo dove fa ancora norma invece la vecchia modalità relazionale interdipendente.

Silvia Montefoschi è stata l’ultima psicoanalista che portando a compimento la storia della psicoanalisi ma anche la storia dell’evoluzione della coscienza cristica di cui la psicoanalisi è la consapevolezza massima raggiungibil, ha posto le basi per il trapasso definitivo e universale oltre Cristo e quindi oltre la croce con la nascita della nuova coscienza unitaria permettendo di accedere al dialogo oltre la dialettica chiudendo così di fatto l’intera storia dell’universo che coincide con la storia del movimento dialettico quale storia della logica della separazione tra i due termini che la fondano e questo a partire dal Big Bang quale dialettica della natura e proseguendo con la dialettica storica quale dialettica della coscienza e questo fino ad arrivare al Monopolo Dipolare o Mente Duale che poi è l’Uno vero che solo un soggetto super-riflessivo può attuare in quanto capace di cogliere in unità i due termini del principio dialogico.

Silvia Montefoschi ovvero il ritorno di Giovanni

Il progetto giovanneo del passaggio da una semplice consustanzialità con dio (coscienza cristica) a una vera e propria identicità totale con dio (coscienza unitaria) viene così condottto in porto proprio dall’ultima psicoanalista insieme ai suoi collaboratori uniti e in dialogo, grazie al nuovo sesto senso del pensiero che percepisce il pensiero come realtà concreta e vivente, proprio con Giovanni Evangelista che da 2000 anni è sempre stato la guida del vero e più radicale movimento rivoluzionario e con i giovannei dell’aldilà suoi collaboratori nel portare alle estremeconseguenze la via della religione che tutto unisce in uno come dice la stessa etimologia della parola: da “religio”, legare, unire. Che detto in altri termini è la via della sintesi progressiva dei particolari nell’universale coincidente quindi con la via naturale dell’evoluzione che più naturale non si può, a partire dalle particelle sub-atomiche giungendo infine all’uomo di sintesi in sintesi.

Andrea Morelli

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