Problematiche personali

Ha ancora senso indulgere a parlare ancora di problematiche personali?

“Tutto il discorso o – meglio – il pensiero che è passato attraverso Silvia Montefoschi ha questa fondamentale caratteristica: pur facendo parte dell’ambito cosiddetto psicoanalitico non ha mai intenzionato la problematica di ciascun individuo come riferentesi alla singola persona, ma sin dall’inizio (sin dal primo volume; ancor prima, sin dagli articoli) ha colto sì la problematica personale, ma sempre inserita all’interno di una dimensione universale, sia dell’universo umano, sia dell’evoluzione storica della coscienza dell’essere – che passa necessariamente attraverso  i soggetti umani: il pensiero uno pensa nel pensare degli uomini. Per cui la stessa evoluzione della coscienza non viene intesa nè in senso freudiano – di liberazione dell’individuo da una sua problematica infantile che si porta dietro e che lo mantiene in una condizione “edipica” di dipendenza  appunto infantile – nè dal punto di vista junghiano che la coglie come realizzazione del processo individuativo puramente personale, bensì come la partecipazione della persona in questione a un movimento evolutivo della coscienza dell’essere che in questo momento storico si è fatto in particolar modo evidente.”

(Il seguente brano è tratto da “L’evoluzione della coscienza” di G. Gnesotto)

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