“Coloro che sono” e “l’io sono”

Nuove identità relazionali e vecchie identità ancora storiche

I testi qui  riportati sono una scelta antologica curata dal webmaster di questo blog di alcuni brani presenti alle pag. 64-65 dell’opera di  Fabrizio Raggi “La vita vera nella realtà quotidiana”. L’opera è stata pubblicata nell’aprile del 2011.

Mentre il titolo di questa pagina è stato scelto sempre  dal webmaster per meglio sintetizzarne il contenuto.

[…] coloro che sono non percepiscono più la contrapposizione, nel qual caso è perchè essi non sono coloro che sono ma sono ancora l’io sono.

Io che si appropria della conoscenza facendone un proprio punto di vista più o meno rigido separato da tutto, tutto ciò che è così come è.

E, nell’attesa che l’uno sia realmente uno, senza più conflitti, è talvolta necessario applicare ancora una antica virtù: la tolleranza, la pazienza il più possibile, pur nel fastidio che ancora si può provare, ma non come finalità, perchè la finalità è solo una: la coincidenza vera con l’uno, che è veramente uno solo se è uno in tutto, tutto ciò che è che è solo e sempre lui, nella esperienza di vita quotidiana in coloro che veramente sono.

E questo è il duro lavoro con se stessi, nel rapporto con chiunque altro, che si impone e che fa sì che il pensiero infinito sia coincidente con la vita: il vivente.

Perchè coloro che sono, se veramente sono, non sono niente, ma solo la presenza a tutto ciò che è così come è e che è sempre loro essendo essi tutto ciò che è.

E con l’altro, con chiunque altro, essi si relazionano sempre con l’uno che è la relazione stessa che anche in quel momento si sta dando.

L’uno, infatti, non ha un suo punto di vista di cui appropriarsi da far valere su altri punti di vista, essendo esso tutti, tutti i punti di vista, anche se l’uno, in coloro che sono, è il piano di visione ultimo in cui la realtà  di tutto ciò che è abbraccia ed accoglie se stessa.

Per cui coloro che sono nell’esperire le svariate realtà quotidiane trattanti le relazioni con la maggioranza, hanno un punto di vista in loro da potere, quando capita, dire all’altro, di cui però non si appropriano.

E ciò perchè la loro identità, se così possiamo ancora chiamarla, non è in quel punto di vista, ma nel piano di visione ultimo che comprende in sè, come se stesso, tutto ciò che si dà così come si dà. “

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