945. La destabilizzazione del soggetto riflessivo individuale

La destabilizzazione del soggetto riflessivo individuale quale garante dell’esserci dell’essere e l’effetto domino apocalittico di questo evento su tutti i livelli di coscienza ad esso subordinati.

“Avviene perciò che, se scompare il soggetto riflessivo individuale, anche l’autocoscienza, non sapendo più di sé al livello di riflessione superiore, si destabilizza e progressivamente scompare.
Ma l’autocoscienza è a sua volta il livello di coscienza che stabilizza la differenza tra conoscente e conosciuto, i quali non si distinguerebbero fra loro se non sapendo di se stessi quali diversi piani del conoscersi dell’essere: quello dell’oggetto conosciuto e quello del soggetto conoscente, se non vedendosi dal piano superiore: quello del soggetto autocosciente. Sicché nel momento in cui scompare il livello dell’autocoscienza, il conosciuto e il conoscente, non sapendo più di se stessi come tali, si confondono l’un l’altro, nullificando lo spazio conoscitivo, e con esso la dimensione spazio-temporale, grazie solo alla quale l’essere a tutt’oggi ha conosciuto se stesso.
Ma il rapporto tra conosciuto e conoscente a livello più elementare è proprio quel livello della coscienza semplice che si pone a fondamento della percezione del reale da parte della forma vivente; percezione che si realizza appunto mediante il sistema sensoriale stimolo-recettore, laddove lo stimolo è il conosciuto e il recettore è il conoscente, sistema di conoscenza sensoriale che è a sua volta il fondamento della dimensione materiale dell’esistente.
Sicché la coniunctio finale che si dà nella mente duale, che porta al riconoscimento del soggetto in sé nel riconoscersi dei due, porta alla destabilizzazione progressiva di tutte le separazioni tra soggetto e oggetto, fino alla prima che aveva dato luogo al simbolo della coppia antimateria-materia.
E quel collabimento che non aveva potuto dare origine all’universo è lo stesso collabimento che dà infine conclusione all’universo, essendosi ormai il soggetto pensante riconosciuto in sé nel reciproco conoscersi dei due e non avendo quindi più bisogno di una sua oggettivazione.
Sicché, nel momento in cui scompare la distinzione tra conosciuto e conoscente, è la stessa dimensione materiale che scompare, dissolvendosi e liberando tutta l’energia pensante in essa trattenuta; energia che si fa disponibile al Soggetto Super-Riflessivo, il quale, grazie ad essa, viene sospinto a fare l’ultimo salto su se stesso, come puro pensiero, fuori dell’universo.
E ciò che di fatto accade quando questo accade è che coloro, i quali si sono fatti tutt’uno con la mente duale dell’Uno, disinvestono sempre più la tensione del pensiero dal livello di riflessione inferiore: quello del soggetto riflessivo individuale, cosa questa che comporta a sua volta il dissolvimento progressivo del livello dell’autocoscienza e quindi della memoria della mente corporea, fino alla scomparsa della dimensione materiale del corpo.
Sicché costoro arriveranno a porre la loro identità più soltanto nella presenza pensante, e a riconoscersi nella interità della loro esistenza quali forme viventi del pensiero puro.
Così mentre l’universo si dissolve nel nulla, l’essere realizza inine il suo esserci, liberato dalla condizione finita, materiale, mortale, e percepisce se stesso come se così fosse stato da sempre, senza più la memoria di tutta la sua storia, che è stata poi la storia dell’intero universo, quale gestazione dell’unico Vivente e quale processo di individuazione che dà nascita all’unico solo individuo.
Perchè l’individuo, proprio in quanto entità indivisibile, non può essere che uno.
E poiché l’essere c’è solamente se sa di sé veramente, l’Uno sarà veramente esistente quando saprà infine soltanto di sé come uno nel sapere di coloro che sanno di lui in se stessi.
E costoro sapranno dell’Uno in se stessi sapendo di se stessi come pura presenza di un soggetto pensante, e non riporranno più la propria identità nelle loro forme finite che reciprocamente li separano proprio in quanto tra loro differenti.
Così anche la consustanzialità, che era l’identicità quanto alla sostanza: ovvero al’essenza che sottostava però alla differenza delle apparenze di costoro, i quali si percepivano ancora separati, trapassa nella coessenzialità, che è l’identicità quanto alla pura essenza liberatasi da ogni apparenza.
E riconoscendosi pertanto costoro assolutamente coessenziali all’Uno, avverrà come se l’Uno fosse in tutti e tutti fossero nell’Uno.
Ma l’Uno, fattosi così consapevole di essere tutto ciò che è, non è neanche più uno, bensì è la presenza perenne della vita a se stessa, nella pienezza dell’istante che non ha fine.”

(Silvia Montefoschi, “Dall’uno all’uno oltre l’universo”, 1998, cit.pag. 148-151)


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