986. Orgasmo e verità

L’orgasmo di cui qui si tratta è l’orgasmo cosmico a cui riteniamo intenda riferirsi la psicoanalista Silvia Montefoschi anche in questa breve poesia che segue questa nostra nota.

Sulla questione dell’orgasmo aveva posto l’attenzione come nessun psicoanalista, già ai primordi della storia della psicoanalisi, Wilhelm Reich che aveva avviato una ricerca agli antipodi dell’eresia Junghiana in quanto prendeva alla lettera l’interpretazione della libido freudiana in maniera ancor più concretistica dello stesso Freud e infatti per lui l’orgasmo era ancora legato agli organi genitali.

Ma è l’intersoggettività invece e non l’atto sessuale biologicamente inteso che scioglie ogni resistenza e demolisce ogni corazza. In questa nuova impostazione è il pensiero stesso che si fa nuovo organo sessuale e ancora più di Reich che proclamava “il lavoro, la conoscenza e l’amore” le guide di una nuova umanità sana, nel suo linguaggio “genitale”, che nell’intersoggettività convergono e coincidono come un’unica cosa. Tuttavia un lavoro, una conoscenza e un amore che coincidono in un’unico operare non è umano ma oltreumano e necessitano della destrutturazione della corporeità umana perchè è il corpo umano che non è da sciogliere poichè è esso stesso che è una corazza. L’umanità infatti non può sopportare l’infinito ossia l’orgasmo infinito, pena morire concretamente.

C’è quindi un rapporto di cui non è possibile non accorgersi tra orgasmo e verità e di questo rapporto ce ne accorgiamo soprattutto noi ultimi mutanti che giunti alle soglie dell’infinito percepiamo l’ulteriore proseguio del processo individuativo universale sotto l’aspetto di un vero e proprio processo di autodistruzione.

Questa ultima tappa della psicoanalisi universale del resto è inevitabile proprio per poter accedere all’orgasmo infinito tutt’uno con quella verità di cui già Hegel a suo tempo si era pronunciato dicendo che “La verità è solo l’intero” e a cui Silvia Montefoschi aveva fatto eco ribadendo “E infine saremo ciò che veramente siamo”.

Da queste riflessioni vediamo come orgasmo, più che cosmico ma infinito, verità e mutazione di identità da storica a identità puramente relazionale, coincidano in un unico processo di nascita dell’unico vero individuo che poi è il Dio vero ossia l’Uno-Duale finale altro dall’Uno singolare che non soltanto proiettava sè fuori di sè ma soprattutto lo proiettava fuori di sè come altro da sè  dopodichè rimuoveva questa azione proiettiva frammentando così il continuum del reale.

Silvia Montefoschi quell’evento finale verso cui ci stiamo dirigendo  ben lo descrive in questa sua poesia recente:

Sarà solo un istante
e una luce abbagliante
dissolverà la tenebra
che ancora ottenebra
la nostra mente
e si udrà la voce
dell’assoluto silenzio
che dice
la fine il fine
l’infinito

(Silvia Montefoschi in “Luce del Silenzio”, 25 aprile 2009)

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