Albert Einstein, Henri Bergson e David Hume.

Grazie al filosofo empirista Hume sappiamo che la causalità che distingue in causa-effetto, prima e dopo, quello che noi sappiamo invece essere un processo unitario, vale a dire  la sincronicità, è solo un pregiudizio, una astrazione, una teoria statistica.Diceva il teorico dell’essere sociale Lukacs che “si percepisce sempre a partire da una teoria” che è quel prima, quell’a-priori dell’esperienza e della percezione in cui si ritrova la percezione stessa.

Il tempo non è nè lineare nè ciclico ma è tutte due le cose: ripetizione e differenza. Come diceva il buon Marx “esistono venti anni che equivalgono ad un giorno e giorni che equivalgono a venti anni”. Ma questo è anche quello che succede in psicoanalisi e in ogni relazione di impegno psicoanalitico ovvero intersoggettivo: incontri su incontri apparentemente dove non succede nulla di nuovo e poi quell’incontro che fa il cambiamento, la trasformazione della relazione.

Grazie al filosofo evoluzionista ma non-materialista Bergson sappiamo che la materia e la memoria sono la stessa cosa.

Grazie alla fisica del novecento sappiamo che spazio, tempo e massa non sono cose diverse.

Dunque spazio-tempo-massa per indicare questa unità di dimensioni.

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