Il sogno della figlia di Silvia: la libertà di pensiero dal tabù che lo vieta

Il sogno e il commento interpretativo:

Sono seduta davanti a mia figlia a un tavolo rotondo. Dobbiamo mangiare, ma è un pasto sacro che ci propone, arriva un cameriere con le due porzioni di cibo; sembra trattarsi di carne avvolta in una pasta foglia, ma via via che il cameriere prepara le porzioni io vedo avanti a me ciò di cui veramente si tratta: una mano, una mano per ciascuna di noi due, e l’atteggiamento della mano, già nel sogno, mi ricorda la mano di Dio che crea Adamo nell’affresco di Michelangelo e quella mia che, in una fotografia di mia figlia infante, compariva al margine della fotografia stessa e verso la quale lo sguardo della bimba era rivolto. L’emozione nel sogno è molto grande: smarrimento, sgomento e infine devozione e, pervasa da questo sentimento, abbasso la testa chiudendo gli occhi, come si fa quando si assiste al “sacrificio” della messa (simbolo per eccellenza della trasformazione).

Se, dice il sogno, l’atto creativo della tua mano, che si perpetua nella creatività della tua creatura, è l’atto creativo di Dio, perchè Dio non può creare se non con la tua mano, che è pertanto la sua, il tuo nutrimento, ovvero ciò che alimenta la tua essenza umana, sta nell’operare solamente, cioè nell’operare alla conoscenza che via via crea sempre nuova vita, chiudendo gli occhi di fronte al mistero della creazione.

Ma affinché la nostra esistenza totale, corporea, si ponga al servizio della conoscenza è necessaria la temerarietà della spregiudicatezza per tornare ogni volta a farci liberi dal tabù che lo vieta.

Il brano che riporta il sogno con il relativo commento prosegue precisando di quale libertà si tratta mettendoci in guardia da fraintendimenti.

La libertà di cui si tratta non sta quindi nell’arbitrarietà dell’Io, bensì nel farsi ripetutamente liberi da esso per obbedire al Sé.

La vera libertà infatti sta solo nel senso che è la libertà dell’obbedienza al Dio vivente.

Bibliografia

Silvia Montefoschi, Bianca Pietrini, Fabrizio Raggi, “Il manifestarsi dell’essere in Silvia Montefoschi”, pag. 147-148, Zephyro Edizioni, 2010

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